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Testo di: Giancarlo Morandi, Presidente Cobat

Servono leggi più
semplici ed efficaci

L’economia circolare non ha bisogno di ostacoli, ma di interpreti intelligenti della realtà.
Ottantadue n°3 Giugno 2017

Ormai per coloro che si occupano di attività economiche legate al rispetto dell’ambiente sembra iniziata un’epoca felice.
I concetti legati alla necessità di immaginare l’economia circolare come il paradigma da applicare ad ogni settore della vita dell’uomo sembrano ormai accettati senza alcuna opposizione.
Mentre quando si parla dei cambiamenti climatici, e di cosa bisogna fare per attenuarne gli effetti, troviamo facilmente molti scettici sulle analisi e le soluzioni proposte, per quanto riguarda l’economia circolare non troviamo opposizioni né scetticismo.
D’altra parte l’applicazione dei criteri richiesti non solo non danneggia nessuno ma oltretutto fa immaginare nuove professionalità, nuove opportunità di lavoro e fa traguardare la possibilità di costruire società con un continuo sviluppo economico coniugato con la salvaguardia dell’ambiente in termini planetari.
Il nostro ministro dell’Ambiente ha sottolineato, durante il G7 tenuto a Bologna, come oggi parlare di ambiente all’economia non vuol più dire porre semplicemente limiti, ma anzi allargare i confini dell’operatività delle industrie e dei commerci.
Purtroppo per entrare nella nuova era dell’economia circolare manca ancora la consapevolezza da parte delle amministrazioni pubbliche, nazionali e locali, nonostante siano guidate da politici che condividono appieno i criteri che bisogna mettere in campo per l’attuazione concreta dell’economia circolare.
Come prima azione ci aspetteremmo che finalmente si decidesse di semplificare le normative contenute nelle nostre leggi, soprattutto alla luce delle esperienze maturate.
Quando il nostro governo ha deciso di costituire dei centri di coordinamento per la raccolta e il riciclo degli accumulatori elettrici e delle apparecchiature elettriche ed elettroniche non si è minimamente preoccupato di come garantire il loro funzionamento.
Ed oggi questi centri sono scatole inutili che non garantiscono assolutamente il governo di nulla.
Centinaia di aziende e di sistemi di raccolta non si sono iscritti a questi centri e per loro non è stata immaginata nessuna responsabilità economica o legale.
È inutile fare prescrizioni di qualsiasi tipo se poi chiunque si può sottrarre senza danno per la propria organizzazione, bensì procurando danni rilevanti rispetto alla operatività attesa.
Dunque semplificare per rendere possibile l’applicazione delle leggi ed il loro controllo.
Infine semplificazioni per rendere possibile il lavoro delle organizzazioni rispettose delle leggi ma che proprio per questo non debbono essere vincolate da inutili lacci e lacciuoli senza alcun significato, se non quello immaginato nella mente di questo o quel direttore dell’amministrazione pubblica.
Cobat condivide appieno il lavoro svolto dal nostro ministro dell’Ambiente in sede nazionale ed internazionale: è ora che tutta l’amministrazione centrale condivida nei fatti l’enunciazione politica del ministro Gian Luca Galletti confrontandosi con gli attuali operatori per una revisione di tutte quelle norme che nel tempo si sono rivelate inutili se non addirittura dannose.
L’economia circolare non ha bisogno di ostacoli, ma di interpreti intelligenti della realtà.
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