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Testo di: Matteo Filacchione

Rapporto Cobat 2016
un modello europeo
di economia circolare

Presentato a Roma il Rapporto 2016 delle attività Cobat. In un anno 140 milioni di chili di prodotti tecnologici sono stati trasformati in nuove risorse.
Ottantadue n°3 Giugno 2017

Cobat rappresenta un modello di economia circolare esempio per l’Europa. Lo confermano i dati raccolti nel Rapporto 2016 delle attività del Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, presentato al Grand Hotel de La Minerve a Roma. Un numero su tutti: lo scorso anno sono stati raccolti, avviati al riciclo e trasformati in nuove risorse quasi 140 milioni di chili di prodotti tecnologici. Cobat si è inoltre confermato il primo sistema di raccolta e riciclo di pile e accumulatori esausti in Italia con il 51% dell’immesso al consumo di accumulatori industriali e per veicoli e il 27% in quello delle pile portatili. Nel settore degli accumulatori al piombo, il Consorzio ha raccolto quasi 120 milioni di chili. Anche il 2016 ha inoltre rappresentato per Cobat un anno importante nella gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, con più di 17 milioni di kg raccolti, grazie agli oltre 1.300 punti di raccolta in tutta Italia.
Significativa anche la raccolta dei RAEE professionali, circa 162.000 kg, attuata direttamente dal Consorzio attraverso i Punti Cobat presso i produttori del rifiuto. I massimi dirigenti Cobat hanno illustrato i risultati raggiunti e gli obiettivi futuri, prima della tavola rotonda dedicata a “Sistemi di raccolta, la giusta sintesi tra efficienza e sostenibilità”.
“La presentazione del terzo Report di attività - ha detto nei saluti introduttivi Giancarlo Morandi, presidente di Cobat - è diventato ormai un importante appuntamento annuale, dedicato al sistema multifiliera di raccolta e avvio al riciclo dei prodotti esausti che per quantitativi gestiti, per network di aziende iscritte e per copertura capillare del territorio si conferma tra i primi in Italia. Al centro della nostra operatività ci sono infatti tutti quei produttori e importatori che ogni giorno confermano la fiducia al Consorzio demandandogli la gestione dei beni immessi sul mercato con la consapevolezza che contribuirà a trasformarli in materie prime seconde da valorizzare. Il valore e la solidità di questo nostro modello di economia circolare - ha aggiunto Morandi - sono stati riconosciuti anche dal Parlamento Europeo dove siamo già stati invitati a raccontare la nostra storia”.
Una storia che prosegue da quasi 30 anni e che vuole segnare altre tappe importanti a favore di un’economia rispettosa dell’ambiente, come confermato dall’intervento del direttore generale di Cobat, Michele Zilla. “I dati del Rapporto annuale del Consorzio sono ancora una volta molto positivi, confermandoci leader nel settore del recupero e rimessa al mercato di pile e accumulatori, senza dimenticare gli importanti risultati nel settore dei RAEE - ha confermato Zilla - Essi vanno inseriti in un preciso contesto, quello dell’economia circolare che Cobat vuole continuare a promuovere. Noi non usiamo più la parola rifiuto per indicare un prodotto giunto a fine vita, perché riteniamo che un prodotto sia sempre un contenitore di nuovi prodotti. Noi ci occupiamo di continuare a far vivere questi materiali, di gestire i prodotti esausti quando il cittadino, il consumatore, tende a disfarsene perché non gli servono più. Ma questi non sono scarti, bensì nuove risorse per il sistema secondo la logica della circular economy”.
Sempre sul fronte della raccolta di accumulatori al piombo esausti, sono interessanti i dati a livello regionale. In termini assoluti, Lombardia, Veneto e Campania raggiungono i migliori risultati rispettivamente con oltre 22, 13 e 12 milioni di chili. L’incremento maggiore si registra in Trentino (+43%) seguito dalla Sicilia (+35%) e dal territorio del Piemonte e Valle D’Aosta (+27%). In merito alla raccolta di pile portatili esauste il podio delle regioni più virtuose è occupato da Veneto (319.000 kg), Lombardia (365.000) e Toscana (68.000) con la Campania che registra il maggiore incremento pari a ben il 97% in più di materiali avviati al riciclo rispetto al 2015.
Cobat si occupa inoltre del recupero degli pneumatici fuori uso e in questo settore ha ottenuto anche nel 2016 il formale riconoscimento del Comitato ACI per la gestione degli PFU prodotti dal settore dell’autodemolizione. Il quantitativo gestito dal Consorzio ha superato quota 1.700 tonnellate, 1.100 in più rispetto al 2015 con un incremento del 180%.
“Dal Rapporto emerge come Cobat abbia lavorato anche nel 2016 con professionalità e costanza tanto da mantenere gli standard già alti dei rifiuti trattati - ha aggiunto Michele Zilla - In futuro punteremo a una stabilizzazione di segmenti già maturi, come quello delle pile e degli accumulatori, oltre a un potenziamento delle filiere avviate più di recente, quelle dei RAEE e degli PFU, le cui prospettive di crescita sono ampie. Ciò significa lavorare all’acquisizione di nuovi produttori e importatori, e investire ulteriormente nel proprio know-how per affermarsi e nella gestione di nuove categorie di rifiuti, nel segmento B2C e B2B”.
Per il futuro Cobat continuerà inoltre a puntare sulla propria rete. Anche qui i numeri parlano chiaro: oltre 1.200 produttori e importatori di pile e accumulatori, apparecchiature elettriche ed elettroniche, inclusi i moduli fotovoltaici, hanno affidato al Consorzio la responsabilità della gestione del fine vita dei propri prodotti, pari a un immesso al consumo di oltre 150.000 tonnellate. La forza del sistema Cobat risiede nel proprio staff, composto da 20 persone, e in un’efficiente struttura consortile che, attraverso una propria rete di aziende di raccolta e di stoccaggio, i 70 Punti Cobat, e 26 impianti di trattamento riciclo specializzati nel recupero di materie, gestisce l’intera filiera del rifiuto.
Un’attenzione particolare è inoltre riservata agli investimenti in ricerca e sviluppo per affrontare nuove sfide. Innanzitutto quella del mercato delle auto elettriche. Su questo fronte Cobat sta lavorando con Enel e con l’associazione Class Onlus a uno studio di fattibilità mirato al riutilizzo degli accumulatori dei veicoli elettrici per realizzare nuove batterie a uso stazionario. L’energy storage è un segmento di mercato che si prevede in forte espansione dato che l’attesa crescita della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, sia ad uso industriale che domestico, renderà indispensabile l’utilizzo di sistemi efficienti per il suo immagazzinamento. L’opportunità di riutilizzare le batterie delle auto elettriche per impianti stazionari non solo renderà possibile produrre sistemi di accumulo a più basso costo, ma consentirà di prolungare la vita utile di questi accumulatori in una moderna ottica di economia circolare con un ulteriore vantaggio: quello di far diminuire i costi delle batterie e quindi delle auto elettriche, condizione indispensabile per una maggiore diffusione di questi veicoli a basso impatto ambientale. Parallelamente, sempre nel settore ricerca e sviluppo, continua lo studio commissionato al CNR, sotto il coordinamento del Politecnico di Milano, sul fine vita degli accumulatori al litio. Grazie ad esso, dal 2018 Cobat sarà in possesso di un progetto completo per la realizzazione di un impianto pilota nel quale sperimentare tecnologie di ultima generazione per il trattamento e il recupero di queste batterie.
L’evento al Grand Hotel di Piazza della Minerva ha poi visto un confronto su sistemi di raccolta ed economia circolare con l’intervento di Ermete Realacci, presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, e di Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente.
“Pochi lo sanno, ma l’Italia è il Paese che recupera più materie prime, siamo davanti anche alla Germania - ha ricordato Realacci - In questo settore ci sono però delle frontiere molto importanti e delicate come quelle presidiate da Cobat. Delicate per l’impatto che l’abbandono di batterie può avere sull’ambiente e la salute, e delicate per gli aspetti tecnologici. In settori come quello della mobilità elettrica avremo delle accelerazioni enormi nei prossimi anni. Significa che nel settore dell’immagazzinamento dell’energia e degli accumulatori si registreranno notevoli cambiamenti. Cobat deve aiutare l’Italia a presidiare e affrontare le frontiere di questo importante cambiamento”. Realacci ha inoltre parlato delle scelte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul clima: “Abbandonare l’Accordo di Parigi è un grave errore sia in termini ambientali che economici. Lo ha capito lo Stato della California che ha deciso di investire in energie pulite, lo ha capito l’ambasciatore americano in Cina che si è dimesso. L’Europa e gli altri Paesi devono continuare comunque a perseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 per frenare i dannosi cambiamenti climatici”. Un tema condiviso anche da Zanchini, il quale ha posto l’attenzione sul fatto che un’economia sostenibile è utile anche per creare posti di lavoro. “L’Italia ha fatto importanti passi avanti nella raccolta differenziata e nel riciclo dei materiali, e lo ha fatto anche grazie al lavoro di consorzi come Cobat - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente - Si può comunque fare di più. Siamo un Paese che importa molte materie prime, e quindi sviluppare l’economia circolare può garantire delle opportunità in più non solo in termini di investimenti, ma anche di creazione di posti di lavoro. È necessario recuperare sempre più materiali possibili, e sarebbe?utile farlo già dai territori”.
Un sostegno importante all’economia circolare in Italia potrebbe venire da una legislazione più chiara e uniforme, da una minore burocrazia e dalla creazione a livello governativo di una cabina di regia per coordinare operatori e politiche del settore. “L’economia circolare è diventato un concetto abbastanza popolare, ma attuarla è difficile - ha sottolineato Antonio Cianciullo, giornalista de La Repubblica e moderatore della tavola rotonda organizzata in occasione del Report di attività Cobat - Purtroppo il sistema normativo non si adegua. Noi abbiamo ancora un apparato burocratico che, almeno in parte, ragiona con una logica da XX secolo secondo la quale la difesa dell’ambiente è nemica dell’economia. Sbagliato. Per difendere l’ambiente è necessario ripensare un nuovo paradigma di produttività rappresentato proprio dall’economia circolare, un sistema in grado cioè di guardare sia alla tutela dell’ambiente, obiettivo giusto e irrinunciabile, sia a uno sviluppo sostenibile in base a nuove tecnologie e fonti energetiche green. In questo modo avremo vantaggi anche in termini di posti di lavoro”.


Rapporto Cobat 2016
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