Testo di: Redazione Cobat

Eco-Bat, il bosco
in fabbrica

A Marcianise, nella terra dei fuochi, per risanare suoli inquinati, l’azienda leader mondiale nel settore del piombo ha scelto la rivoluzionaria e paradigmatica soluzione offerta dalla natura.
Ottantadue n°5 Novembre 2017

Mettere in sicurezza in soli 4 mesi un suolo inquinato nella terra dei fuochi attraverso la più moderna pratica di bonifica ecosostenibile, ripristinando la fertilità dei terreni, azzerando i rischi per la salute, garantendo costi fino a 10 volte minori rispetto alle prassi comuni. Sono solo alcuni dei vantaggi dell’importante iniziativa di risanamento ambientale, tramite tecnica di fitorisanamento, che ha riguardato un’area ex SIN (Siti di Interesse Nazionale classificati come aree contaminate) dove insiste il sito produttivo di una delle aziende di eccellenza della filiera Cobat, la Eco-Bat di Marcianise (CE). Si tratta del più grande produttore e riciclatore di piombo del mondo, attualmente l’unica azienda globale che offre un circuito chiuso di riciclaggio di batterie al piombo; il progetto, primo esempio su scala nazionale nel suo genere, nasce all’interno del sistema Cobat, Consorzio Nazionale di Raccolta e Riciclo, da sempre attento a coniugare vocazione ambientale, innovazione e creazione di valore condiviso.
Silvia Velo, Sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, nel corso dell’evento di inizio ottobre che ha portato alla ribalta mediatica l’intervento di risanamento ambientale di Eco-Bat, ha voluto sottolineare come “Le scelte compiute da Eco-Bat a Marcianise sono perfettamente in linea con gli indirizzi europei e nazionali per le bonifiche sostenibili. Già con l’adozione del Testo Unico Ambientale è stata indicata la strada maestra in tali interventi, fatta di riutilizzo dei materiali, riduzione dei rifiuti e ottimizzazione delle risorse. E il ministero dell’Ambiente che rappresento sta lavorando molto su progetti sperimentali e di ricerca relativi a tecnologie basate sulla bioremediation, in particolare proprio nei Siti di Interesse Nazionale, dove negli ultimi cinque anni vi è stata una riduzione di circa il 10% di interventi tradizionali, dunque di quelli fatti di scavi e smaltimento del suolo contaminato”.

IL FITORISANAMENTO
L’iniziativa è stata sviluppata dai ricercatori dell’Università di Napoli Federico II all’interno del progetto comunitario Life Ecoremed, di cui è parte attiva la Regione Campania. Nello specifico, il Fitorisanamento è una straordinaria tecnologia totalmente naturale che emerge nell’ambito dei più moderni sistemi di bonifica sostenibile, con lo scopo di tenere insieme un triplice obiettivo: disinquinare un suolo contaminato, ripristinarne fertilità e produrre materiali utili per la filiera agro-energetica e della chimica verde.
La bonifica ecosostenibile sperimentata a Marcianise ha reso possibile in soli 4 mesi la messa in sicurezza di un terreno di 35.000 m2 fortemente contaminato da metalli pesanti, quali piombo, antimonio, arsenico e cadmio, dando vita a un grande polmone verde all’interno del sito produttivo, contaminato da pregressi stoccaggi di scarti di lavorazione. Nello specifico l’intervento ha previsto un particolare piano di caratterizzazione dei livelli di inquinamento e la successiva messa in sicurezza del terreno con piantumazione di un bosco di 17.500 pioppi, vere e proprie piante “minatrici” ideali per neutralizzare la presenza di metalli pesanti estraendoli dal terreno e impedendo la loro dispersione aerea. In pieno spirito di economia circolare le stesse piante andranno poi a costituire biomassa reimpiegabile nel ciclo dell’impianto.

I VANTAGGI
“L’azienda, che da tempo ha avviato una politica di miglioramento ambientale in linea con la certificazione ISO 14001 - ha spiegato Luciano Morelli, amministratore delegato di Eco-Bat - ha scelto di sperimentare il protocollo Ecoremed nel terreno precedentemente contaminato e di attuare un intervento innovativo che si inserisce a pieno nel concetto di Economia Circolare e di riduzione della produzioni di rifiuti: il compost utilizzato per la riqualificazione del terreno proviene infatti da un impianto di Salerno ed è prodotto della frazione organica dei rifiuti solidi urbani, mentre il legno di pioppo oltre a svolgere una funzione disinquinante sarà utilizzato nei forni come riducente”.
La replicabilità e i benefici ambientali, economici e sociali della nuova metodologia, tutta “made in Italy”, la rendono una vera e propria rivoluzione nel campo delle bonifiche, a disposizione degli enti pubblici e privati. Consente di fatto di attuare un intervento risolutivo, migliorativo e a bassissimo costo rispetto alle prassi in uso. Se applicato su ampia scala, i risparmi economici sono nell’ordine di diversi milioni di euro per ettaro bonificato (da 1 a 6 milioni contro 100.000 euro/ha). L’analisi “chirurgica” dei livelli di inquinamento permette una bonifica di precisione che non movimenta impattanti quantità di terra inquinata, azzera i rischi per la salute e consente di restituire i suoli alla collettività in tempi brevi, migliorandone la fertilità; il fitorisanamento rappresenta una tecnologia efficace anche per rendere i suoli idonei alle colture alimentari in un numero limitato di anni (5-10).
L’innovazione del progetto sta sia nell’integrazione tra diverse metodologie e know how multidisciplinari, sia nell’opportunità di poter essere facilmente replicabile in altre aree sensibili del nostro Paese, quali ad esempio impianti petrolchimici, fonderie, discariche industriali e impianti industriali dismessi.

UN ESEMPIO DI ECCELLENZA NELLA FILIERA COBAT

“L’intervento di Marcianise - ha commentato Giancarlo Morandi, presidente di Cobat - è un esempio virtuoso di attenzione all’ambiente, asse portante di Cobat, del quale Eco-Bat è il più importante socio. Con una quota di immesso al consumo pari a oltre il 60% del mercato nazionale, Cobat è il Sistema di raccolta e riciclo di pile e accumulatori esausti più rappresentativo in Italia. La nostra capacità di visione ci porta alla continua ricerca di tecnologie sempre più sostenibili per il recupero dei rifiuti, fonte di nuove materie prime. La qualità dei nostri soci ha fatto la qualità di Cobat”.




Nel dna del sistema Cobat
la garanzia di un successo
Nel 1988 viene istituito Cobat come Consorzio Obbligatorio per le Batterie esauste per poi trasformarsi, con la liberalizzazione del 2008, in un sistema di raccolta e riciclo multifiliera.
L’impegno dei produttori
è prioritario
Senza l’impegno dei produttori a farsi carico economicamente dei progetti dei loro prodotti, in modo che siano completamente riciclabili, e senza analogo impegno economico per diffondere la cultura del riciclo presso tutti gli operatori sarà estremamente difficile ripetere il successo ottenuto con le batterie esauste.
La responsabilità
del produttore
è l’aspetto chiave
Il direttore operativo di Cobat Claudio De Persio:
“Il produttore deve occuparsi non solo del riciclo dei materiali, ma anche del riutilizzo del bene sul mercato”.
15 agosto 2018: cosa cambia
nella gestione dei RAEE
Il Decreto n. 49/2014, presto in vigore, prevede novità importanti nella gestione dei rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Riclassificazione
delle categorie
di AEE
Open Scope,
istruzioni per l’uso
Dall’iscrizione al registro AEE alle comunicazioni, dalle nuove “famiglie” di prodotti ai beni esclusi: un prezioso vademecum.
Quali i prodotti esclusi
Esempi e approfondimenti in merito a queste categorie di prodotti AEE esclusi dal decreto legislativo n. 49/14 sono contenuti nel documento pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare.
Ambiente, green economy e rifiuti zero nel nuovo
Contratto di Governo
L’accordo politico che ha portato Giuseppe Conte alla guida del Governo prevede anche una parte specifica dedicata all’economia circolare e al contrasto ai reati ambientali.