Testo di: Gea Nogara

RAEE
“Open scope”

Si ampliano raccolta e riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche
Ottantadue n°5 Novembre 2017

Le direttive europee 2002/96/CE e 2012/19/UE sono state recepite in Italia con il Decreto Legislativo del marzo 2014 n. 49 che ricomprende in un unico strumento normativo tutto ciò che disciplina i RAEE. Nel Decreto si esplicitava la necessità di includere nell’ambito di applicazione tutte le apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) usate dai consumatori e quelle ad uso professionale.
In Italia nel corso del 2016 la raccolta complessiva dei RAEE effettuata dai sistemi collettivi è stata pari a circa 283.000 tonnellate, un dato medio pari a 4,7 Kg per abitante, in aumento del 13,57% rispetto all’anno precedente (fonte Centro di Coordinamento RAEE, 2017).
Dati in crescita costante ma non sufficienti a rispettare gli obiettivi posti dal legislatore: nel triennio 2016-2018 i tassi di raccolta dovrebbero raggiungere il 45% dell’immesso al consumo, ma nell’ultimo anno rendicontato dal CdC RAEE la percentuale si attesta al 40%. Senza contare che dal 2019 l’asticella verrà alzata al 65% dell’immesso al consumo o in alternativa all’85% dei RAEE generati nel 2019.
Il periodo transitorio dell’open scope che partirà ad agosto 2018 dovrebbe agevolare il raggiungimento dell’obbiettivo. Ma quali saranno le nuove AEE?
Se fino ad ora la norma si applicava a quei prodotti esplicitamente citati nel testo del D.L., con l’open scope la normativa si applicherà a tutti i prodotti finiti, siano essi citati (a titolo esemplificativo ma non esaustivo) nelle macro categorie o meno, con la sola eccezione di alcune apparecchiature. Tra queste: le apparecchiature necessarie alla sicurezza nazionale (armi, munizioni, e materiale bellico destinato a fini militari), le apparecchiature progettate e installate come parte di un’altra apparecchiatura esclusa e le lampade ad incandescenza. In regime di “open scope” a queste esclusioni si aggiungono quelle relative alle apparecchiature destinate ad essere inviate nello spazio, utensili industriali fissi di grandi dimensioni, installazioni fisse di grandi dimensioni, mezzi di trasporto ad eccezione di quelli elettrici a due ruote non omologati, macchine non stradali a uso esclusivo professionale, apparecchiature concepite esclusivamente a fini di ricerca e sviluppo e dispositivi medici non sterili.
Ma nulla è semplice e nonostante i chiarimenti pubblicati a livello europeo il processo di identificazione dei prodotti è tuttora in corso sia in Italia che nei restanti Paesi dell’Unione. Alcuni dubbi sono stati sciolti dal Comitato di Vigilanza e Controllo e dalla Corte di Giustizia ma molti permangono, soprattutto per quanto riguarda le componenti elettroniche.
Permane ad esempio il rischio del doppio conteggio di peso e del doppio eco-contributo dei materiali utilizzati come componenti di altre AEE: ci sono componenti di AEE che sono esse stesse delle AEE vendute dai produttori ad aziende assemblatrici che a loro volta rivendono il prodotto all’azienda produttrice o direttamente lo immettono sul mercato. In questo caso il peso delle apparecchiature usate come componenti rientra già indirettamente nel calcolo dell’immesso al consumo attraverso il conteggio del prodotto che compongono.
Altra criticità, ad esempio, è la distinzione tra prodotti domestici e professionali: secondo i criteri in vigore gli apparecchi per la climatizzazione di tipo centralizzato installati in grandi strutture condominiali o centri commerciali rientrerebbero nei RAEE domestici, ma tuttavia come potrebbero essere gestiti come AEE domestici non potendo essere conferiti nei centri di raccolta comunali e necessitando di soggetti specializzati per la disinstallazione e il recupero?
Si producono nuove apparecchiature ogni giorno con funzioni svariate ed anche impensabili sino al giorno prima, l’evoluzione tecnologica è tale che apparecchi o componenti di apparecchi nuovi risultano obsoleti dopo poco tempo: pur con le criticità che si stanno vagliando, il cambio di passo delle normative che, anziché dettagliare le apparecchiature soggette a raccolta e riciclo, dettaglia solo quelle escluse sembra una corretta soluzione, come pure quello di orientare i produttori, sin dalla fase progettuale, a realizzare apparecchiature con alto grado di riutilizzo e riciclo al fine di ridurre il volume dei rifiuti da smaltire, contribuire all’uso efficiente delle risorse e al recupero di materie prime secondarie di valore. In sintesi abbracciare la filosofia dell’economia circolare.
Per i prossimi anni i Sistemi Collettivi di raccolta e riciclo stimano un significativo incremento occupazionale nel settore, una buona notizia per l’economia dell’intero Paese.   




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