Testo di: Matteo Filacchione

L’industria del riciclo
è in continua crescita

Il nostro Paese ha raggiunto livelli di eccellenza nel dare una nuova vita agli scarti. Edo Ronchi: “Per migliorare ancora servono ricerca, innovazione e norme più chiare”.
Ottantadue n°6 Dicembre 2017

L’industria italiana del riciclo consolida la propria crescita e il nostro Paese si dimostra uno dei più attivi in Europa nel promuovere l’economia circolare. Queste le buone notizie che emergono dal Rapporto “L’Italia del Riciclo 2017” realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in collaborazione con FISE Unire, l’azienda che rappresenta le aziende del recupero dei rifiuti.
A 20 anni dall’introduzione della prima disciplina organica, la riforma dei rifiuti contenuta nel decreto legislativo 22 del 1997 che ha favorito nascita ed evoluzione dell’industria del settore, si può affermare che il nostro Paese ha raggiunto livelli di eccellenza nel riutilizzo degli scarti, confermandosi all’avanguardia in alcuni settori come il recupero della carta (raggiunta quota 80% nel 2016), degli oli minerali usati avviati a rigenerazione (99%), dell’acciaio (77,5%) e degli imballaggi (67%). Cresce anche la frazione organica di rifiuti urbani avviati al recupero, pari a 107,6 chili per abitante (41,2%).
Molto incoraggianti i dati relativi agli pneumatici fuori uso con l’avvio al recupero di 135mila tonnellate di materia. Un focus specifico è stato poi rivolto agli apparecchi elettrici ed elettronici. Secondo le ultime rilevazioni rese disponibili da Eurostat e relative al 2014, la raccolta pro capite di RAEE da superficie domestica ha raggiunto i 3,5 chilogrammi per abitante l’anno, l’85% dei quali destinato a recupero energetico o di materia. Il riciclo è pari al 37%. L’obiettivo europeo del 45% non è quindi ancora stato raggiunto e occorre un ulteriore sforzo in vista del 65% stabilito per il 2019. È stato invece raccolto il 39% dell’immesso a consumo di pile e accumulatori portatili.
Più in generale in Italia la gestione dei rifiuti vale oltre 23 miliardi e occupa più di 133.000 persone con alti incrementi di fatturato medio per le imprese del settore. Il nord-ovest occupa 40.370 addetti, il nord-est 36.519, il centro 20.555, sud e isole 35.882. Questa ottava edizione del Rapporto “L’Italia del Riciclo” oltre ad approfondire le dinamiche delle diverse filiere, propone un focus, realizzato da Ecocerved, sull’evoluzione della gestione dei rifiuti a livello continentale e nel nostro Paese. Il 51% del totale dei rifiuti gestiti in Europa risulta oggi avviato al recupero, il 49% a smaltimento. In Italia e Germania l’incidenza del recupero sul totale trattato è significativamente superiore alla media europea, con punte del 79%. Nell’Unione Europea il settore della gestione dei rifiuti produce un fatturato complessivo di 155 miliardi di Euro e produce quasi 50 miliardi di valore aggiunto. Entrambe le voci mostrano inoltre una crescita nominale di circa il 10% rispetto al 2011. L’Italia pesa per il 15% del fatturato complessivamente generato dal settore nella gestione dei rifiuti in Europa nel 2014.
Una panoramica più che esaustiva per capire come il recupero dei materiali, se fatto nel rispetto delle leggi e dell’ambiente, possa portare anche vantaggi di carattere economico. La strada imboccata è quella giusta, ma c’è ancora da fare.
“La gestione dei rifiuti è decisiva per la svolta dell’economia circolare - scrive Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed ex ministro dell’Ambiente, all’interno del Rapporto 2017 - Questo nuovo paradigma di sviluppo, per portare a un effettivo risparmio e a un aumento dell’efficienza negli usi delle risorse, richiederà un cambiamento ampio dei processi produttivi, della progettazione di beni, servizi e consumi per avere prodotti durevoli, riparabili, riutilizzabili, più condivisi e riciclabili”. Tutti aggettivi che rendono bene l’idea di un sistema chiamato ad annullare gli sprechi a favore del massimo riutilizzo possibile dei materiali. “La gestione dei rifiuti è, e sarà, un nodo strategico dell’economia circolare che richiede di minimizzare gli smaltimenti, e un salto di qualità e quantità nel riciclo - aggiunge Edo Ronchi - Per fare ciò occorre rafforzare la responsabilità dei produttori e gli strumenti economici e fiscali a favore della circular economy”.
Sempre secondo la Fondazione i costi reali dello smaltimento vanno invece internalizzati meglio, rafforzando il sistema di tassazione dei rifiuti smaltiti mediante discarica e incenerimento, sia se conferiti in Italia, sia se spediti all’estero. Italia ed Europa saranno poi chiamate a rispettare i target proposti dal Pacchetto Europeo sull’Economia Circolare e la contemporanea adozione di modalità uniformi per il calcolo del riciclato avranno un forte impatto sul mercato e sul sistema Paese nel suo complesso. Ulteriore, auspicabile, effetto positivo sarà quello di contribuire a stabilizzare la domanda e i prezzi dei materiali riciclati, fornendo maggiori certezze agli investitori. “Occorre cogliere l’occasione del recepimento delle nuove direttive sui rifiuti per riordinare la normativa - auspica quindi la Fondazione - Vanno tagliati i costi normativi legati alla durata eccessiva dei processi autorizzativi, all’incertezza nell’interpretazione delle norme e ai ritardi nella normazione tecnica. Serve più uniformità tra amministrazioni locali, regionali e nazionale, con investimenti mirati. La svolta dell’economia circolare può rappresentare una grande opportunità per l’Italia, ma lo sforzo legislativo necessario per assecondarla non va sottovalutato. Oggi possiamo dire che l’industria italiana del riciclo ha raggiunto un buon livello - conclude il presidente Edo Ronchi - ma per affrontare le sfide dell’economia circolare, essa deve compiere un ulteriore salto di qualità puntando su ricerca, innovazione e capacità di fare rete”.


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