Testo di: Gea Nogara

Il cuore tibetano del Ladakh

Per celebrare il decennale del sodalizio tra Cobat e Italian Amala a sostegno dei bambini profughi tibetani, il Consorzio ha pubblicato un volume di grande impatto.
Ottantadue n°6 Dicembre 2017

Per celebrare il decennale di un sodalizio di grande valore umanitario tra Cobat e Italian Amala Onlus per il sostegno dei bambini e dei ragazzi profughi tibetani in Ladakh, il Consorzio ha dato alle stampe e presentato a inizio dicembre un volume di grande impatto e inusuale formato.
Scrive Giancarlo Morandi nell’introduzione: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Basterebbe questo solenne impegno firmato a Parigi dopo la prima guerra mondiale a motivare ognuno di noi nei confronti di chi ha bisogno di aiuto, ma purtroppo questo non sempre accade.
Il libro vuole testimoniare il grande cuore e la grande disponibilità personale dei tanti che hanno reso possibile far crescere liberi centinaia di bambini tibetani fatti arrivare in Ladakh per sottrarli alla prepotenza di chi occupava la loro patria, bambini ovviamente senza risorse economiche e spesso anche senza una vera famiglia.
È un libro pensato anche per risvegliare l’attenzione verso una terra lontana, affascinante quanto aspra, illustrando le sue peculiarità.
Il Ladakh sta vivendo il suo momento di transizione da una società arcaica verso la modernità e dunque ha bisogno di aiuto da quella parte del mondo che ha già vissuto quell’esperienza per non ripeterne gli errori.
Durante questa transizione sociale è tanto più necessario sostenere i più deboli affinché tutti i vecchi e i nuovi abitanti del Ladakh abbiano uguali punti di partenza e opportunità per affrontare le nuove difficoltà della vita.
Forse ciò che abbiamo fatto con Italian Amala, così ben testimoniato nelle pagine che seguono, può essere ritenuto poca cosa rispetto ai grandi problemi che vive oggi il nostro pianeta, ma certamente si può essere orgogliosi del lavoro svolto per la libertà di tanti esseri umani, che la loro religione vuole che crescano cercando la pace e praticando la tolleranza e la compassione come ci testimonia con la sua lettera Sua Santità il Dalai Lama”.
Michele Zilla, Direttore Generale di Cobat, nel corso della presentazione avvenuta a Lecco alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni ha voluto sottolineare il coinvolgimento del Consorzio non come sponsor ma come partner: una differenza sostanziale che trasforma un’attenzione aziendale a spot in un coinvolgimento duraturo, costante nel tempo anche sul piano umano e dimostrato ulteriormente dall’adesione personale di molti tra i dipendenti e i fornitori.
Racconta l’autrice Emanuela Fagioli “È stata una grande emozione ricevere la lettera di Sua Santità il Dalai Lama quale saluto introduttivo del libro. E un grande riconoscimento aver ricevuto il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente.
In onore alla cultura e tradizione del popolo tibetano, la forma del libro riproduce quella dei loro libri di preghiera. Fogli numerati ma non rilegati racchiusi tra due tavole rigide. Anche la foliazione, 108 facciate, rimanda al numero dei grani di legno od osso infilati a comporre il “rosario” tibetano.  Dieci anni di viaggi in Ladakh mi hanno aperto a un’esperienza umana unica e offerto l’occasione di scattare qualche buona fotografia. Ancor più mi hanno insegnato ad abbassare l’obiettivo della macchina fotografica o a spegnere la telecamera: per intima meraviglia a volte, e più spesso per pudore, non ho voluto celebrare gli incontri con i volti segnati, i miti sorrisi, le mani contorte dal freddo, le calzature disfatte, gli abiti pesanti di povertà, di bruni e di polvere, i vapori ed il buio delle tende dei nomadi o dei campi profughi tibetani.
Nella selezione di scatti della prima parte del volume ho cercato di restituire il fascino di queste terre d’alta quota difficili, aspre, sconfinate e nude. Montagne, valli, sassi, polvere e cielo. Anche le acque dei fiumi qui sembrano terra liquida e quelle dei grandi laghi salati dalle sponde deserte amplificano l’immensità, il silenzio, la vertigine dell’assenza.
In queste gamme cromatiche austere ed antiche il colore erompe nei verdi dei pioppi e dei meli, nei campi coltivati ad orzo o dove più ti sorprende: dalle mura arroccate sui pendii, dagli abiti monacali, dai thangka e dai damaschi che adornano gli interni dei gompa, dalle statue dei Buddha, dalle bandiere di preghiera e dagli affreschi che narrano la potenza terrifica delle divinità protettrici del Buddhismo Tibetano.
È proprio il colore che ci accompagna nella parte più intima del Ladakh. È il suo cuore buddhista che ci introduce alla seconda parte del libro, quella dedicata ai figli dei profughi tibetani che in queste terre hanno trovato riparo. Una storia che da dieci anni si intreccia con l’impegno dei volontari di Italian Amala e di Cobat, grande e generoso partner della Onlus.”

Per informazioni sulla pubblicazione:
comunicazione@cobat.it  -  www.italian-amala.com




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