Testo di: Matteo Filacchione

Qualenergia e Qualemobilità

Entro il 2030 addio a diesel e carbone. Legambiente ha presentato una roadmap per la decarbonizzazione a favore delle energie pulite. Le risorse risparmiate per l’italia sarebbero pari a 5,5 miliardi di euro l’anno.
Ottantadue n°6 Dicembre 2017

Dire addio al carbone entro il 2030 e al diesel nel giro di dieci anni. Due obiettivi ambiziosi, ma allo stesso tempo necessari, se si vuole promuovere un modello di sviluppo sostenibile e garantire un futuro al pianeta. Se n’è parlato durante la tre giorni del X Forum “QualEnergia?” organizzato nella Sala del Tempio di Adriano a Roma da Legambiente in collaborazione con Cobat, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club. Quest’anno l’importante convegno, che ha messo a confronto istituzioni, imprese e mondo della ricerca, è stato ampliato includendo “QualeMobilità?” per approfondire il tema della mobilità sostenibile, strettamente collegato a quelli dell’economia circolare e del contenimento delle emissioni inquinanti secondo l’Accordo di Parigi sul clima.
Iniziamo proprio da “Obiettivo 2030: rinnovabili ed economia circolare per cambiare il futuro”. Legambiente ha presentato una roadmap per la decarbonizzazione a favore delle energie pulite, una rivoluzione green che può risultare molto vantaggiosa per l’Italia. Secondo uno studio di Elemens, le risorse risparmiate raggiungerebbero infatti un valore di 5,5 miliardi di Euro l’anno con un aumento di ben 2,7 milioni di posti di lavoro.
“Siamo a un punto di svolta perchè le politiche europee guardano con chiarezza verso uno scenario in cui l’economia circolare dovrà essere presto il cuore di un nuovo sistema di sviluppo - commenta Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - Tutti gli stati europei dovranno ridurre le emissioni di CO2 attraverso le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, il recupero dei materiali. Il nostro Paese deve dare un contributo ancora più ambizioso rispetto a quanto previsto dalla SEN, la Strategia Energetica Nazionale, un contributo in linea con l’Accordo di Parigi. Ricordiamocelo: dobbiamo dire addio al carbone perchè c’è una drammatica urgenza climatica. La crescita delle temperature del pianeta va assolutamente fermata entro un grado e mezzo, massimo due”.
Giancarlo Morandi, presidente di Cobat, ha sottolineato l’importanza di puntare sempre di più sull’elettrico, ricordando l’impegno del Consorzio in ricerca e innovazione per dare una nuova vita alle batterie al litio, secondo il paradigma di sviluppo della circular economy.
“Per lo sviluppo delle reti elettriche e delle rinnovabili sono necessari una serie di provvedimenti per il fine vita dei prodotti che Cobat sta studiando da anni - ricorda Morandi - Un’attività di studio che naturalmente non portiamo avanti da soli, ma con il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Politecnico di Milano, per garantire che i prodotti utilizzati per lo stoccaggio dell’energia elettrica possano essere effettivamente recuperabili. Impianti fotovoltaici e auto elettriche rischiano infatti di non bastare, se poi non pensiamo al corretto recupero, riciclo e riutilizzo di tutti i prodotti che rendono possibili queste tecnologie. L’economia circolare è la base da cui partire se davvero l’Italia vuole ridurre le emissioni di CO2 e creare nuovi posti di lavoro - aggiunge il presidente di Cobat - Il nostro Paese, tradizionalmente povero di materie prime, ha tutto l’interesse a recuperare e riciclare quanti più materiali possibile e diventare capofila dell’economia circolare nel mondo. Ora dobbiamo creare le condizioni affinchè l’industria dell’economia circolare diventi il fiore all’occhiello di un’Italia sempre più votata all’innovazione e al rispetto dell’ambiente”.
Durante il dibattito Carlo Tamburi, direttore di Enel Italia, ha confermato l’impegno del colosso dell’energia per le auto elettriche con il potenziamento delle colonnine anche lungo la rete autostradale, e ulteriori investimenti nel settore. Silvia Velo, sottosegretario all’Ambiente, ha invece portato il saluto del premier Gentiloni, ricordando l’impegno del Governo per le energie pulite. “Nella SEN recentemente approvata ci siamo dati gli indirizzi di fondo sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica e l’uscita dal carbone che vogliamo avvenga già entro il 2025 - dichiara Silvia Velo - C’è bisogno di rendere centrale, nel dibattito politico anche delle prossime elezioni, il tema dello sviluppo sostenibile, perché solo con esso si crea lavoro, lavoro di qualità e lavoro duraturo. Stiamo parlando di una grande priorità nazionale e internazionale”.
Molto interessanti anche i dati emersi da uno studio di Lorien Consulting secondo il quale il 74% degli italiani ritiene che “l’innovazione ambientale” possa creare nuovi posti di lavoro, il 79% pensa che riciclare correttamente i rifiuti sia un vantaggio per l’ambiente e l’economia, e ben l’88% giudica l’economia circolare utile per il nostro Paese.
“Ormai la maggioranza degli italiani percepisce il concetto della circolarità dell’economia - sottolinea Antonio Valente, Amministratore delegato di Lorien Consulting - Anche se i nostri connazionali non sono ancora del tutto informati su cosa voglia dire, tant’è che la confonde ancora con il solo riciclaggio dei rifiuti, mentre la circular economy è qualcosa di molto più vasto. C’è una notevole aspettativa. La netta maggioranza degli italiani ritiene che questo sia uno sbocco economico fondamentale per il Paese, tant’è che la vedono come una delle possibili sponde di ripresa”.
Anche i dati dell’industria del recupero sembrano essere incoraggianti. “Anche se pochi lo sanno, bisogna ricordarsi che l’Italia è il primo Paese in Europa per il recupero di materie prime - dichiara Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera - Noi recuperiamo ogni anno 47 milioni di tonnellate di materie prime, dal vetro ai metalli, dalla plastica alla carta. La Germania, una nazione con un’economia che è quasi il doppio della nostra, ne recupera 43 milioni. E già solo questo ci fa risparmiare 17 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, e 60 milioni di tonnellate di CO2. Perché accade questo? Grazie ai nostri cromosomi, perché noi siamo un Paese povero di materie prime, quindi nel corso dei secoli siamo stati spinti a organizzare filiere che fossero più virtuose”.
Rossella Muroni, in una delle sue ultime uscite da presidente di Legambiente, critica però i ritardi della politica e della classe dirigente rispetto alla positiva e crescente attenzione degli italiani ai temi ecologici. “Manca ancora una convinzione politica che faccia dell’economia circolare e dello sviluppo delle rinnovabili un asset strategico e industriale per il Paese - sottolinea Muroni - E fino a quando non ci sarà una convinzione da parte dei governi che le politiche ambientali possono essere anche una risorsa economica, l’Italia sarà sempre in ritardo, e questo è un peccato perchè noi abbiamo le competenze, la tecnologia e le imprese che ci potrebbero aiutare ad essere leader in Europa. Lo stesso vale per le auto elettriche: il futuro è lì, molti Stati stanno viaggiando in quella direzione, l’Italia può e deve fare molto di più”.
Muroni ha così introdotto l’altro tema chiave della tre giorni romana: quello, appunto, della mobilità sostenibile e dell’abbandono del diesel entro un decennio. Un altro cambiamento epocale e non rinviabile al quale gli italiani sono favorevoli.
Secondo una ricerca presentata al Forum sempre a cura di Lorien Consulting, il 92% dei nostri connazionali è preoccupato per la qualità dell’aria delle nostre città e ben il 74% sarebbe favorevole a vietare la commercializzazione dei veicoli a combustibili fossili dal 2030. Il 70% di loro si dichiara disponibile a spendere di più per acquistare un veicolo elettrico. L’82% degli intervistati ritiene inoltre molto utile aumentare il servizio e la capillarità del trasporto pubblico e la stessa percentuale auspica la conversione della logistica e dei mezzi pubblici con altri più sostenibili. In tanti chiedono infine di incentivare economicamente l’acquisto di auto elettriche.
Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente, parla di una rivoluzione già in atto. “Probabilmente non c’è la giusta percezione, non tanto da parte dei cittadini, ma da parte delle autorità politiche e del ceto dirigente di questo Paese, di quanto stia avvenendo - commenta Poggio - Ci sarà un’accelerazione molto rapida. Noi ragioniamo sulla fine del diesel nelle città nel 2025. L’avvento della mobilità elettrica, non soltanto dell’auto elettrica, è già oggi. L’anno scorso in Italia si sono vendute 100.000 biciclette a pedalata assistita, non solo per il turismo, e ben 40mila mezzi di micromobilità”. Per favorire l’utilizzo di auto elettriche c’è anche un importante accordo tra Cobat, Enel e Class Onlus per dare una seconda vita agli accumulatori. In questo modo si abbatterebbero i costi delle batterie e quindi dei veicoli elettrici, favorendo più in generale la tutela dell’ambiente. Quali risultati sta portando questa collaborazione?
“Risultati importanti - risponde Federico Caleno, responsabile sviluppo e soluzioni per la mobilità elettrica di Enel - Oltre a tutte le utili attività che abbiamo già pianificato, il punto di svolta può essere legato all’interesse dell’Europa nel creare un Consorzio di aziende che lavorino allo sviluppo di batterie in Europa, quello che viene chiamato il consorzio Airbus delle batterie. In questo ambito noi abbiamo proposto quanto previsto nell’accordo con Cobat e Class Onlus, quindi la possibilità di studiare un processo di selezione, rilavorazione e riutilizzo delle batterie utilizzate nella mobilità elettrica”.
Infine il tema del coordinamento delle normative di settore, a partire dai Comuni italiani, dai quali potrebbe arrivare la spinta decisiva per l’elettrico con incentivi mirati, per esempio permettendo l’ingresso nel cuore della città solo a veicoli a emissioni zero. E anche qui Cobat sta giocando un ruolo molto importante.
“Da oltre un anno stiamo lavorando con partner come Enel e altre aziende che producono energia sul territorio italiano, per fare sì che le Amministrazioni locali seguano l’esempio di comuni virtuosi come Milano per incrementare l’utilizzo di auto non inquinanti all’interno delle città - spiega il presidente Morandi - Da qui nasce però la necessità di provvedimenti uguali città per città, occorre condividere delle linee guida per uniformare regolamenti e incentivi per l’utilizzo di auto elettriche, semplificando la vita a chi viaggia. Stiamo già cogliendo molti successi, dalla condivisione di quattro grandi città come Torino, Milano, Firenze, Bologna siamo arrivati ormai a più 40 comuni italiani con oltre 25mila abitanti che hanno condiviso gli indirizzi messi nero su bianco in un documento che abbiamo voluto chiamare Carta Metropolitana. Anche nel 2018 - conclude Giancarlo Morandi - continueremo in questo nostro impegno”.



Nel dna del sistema Cobat
la garanzia di un successo
Nel 1988 viene istituito Cobat come Consorzio Obbligatorio per le Batterie esauste per poi trasformarsi, con la liberalizzazione del 2008, in un sistema di raccolta e riciclo multifiliera.
L’impegno dei produttori
è prioritario
Senza l’impegno dei produttori a farsi carico economicamente dei progetti dei loro prodotti, in modo che siano completamente riciclabili, e senza analogo impegno economico per diffondere la cultura del riciclo presso tutti gli operatori sarà estremamente difficile ripetere il successo ottenuto con le batterie esauste.
La responsabilità
del produttore
è l’aspetto chiave
Il direttore operativo di Cobat Claudio De Persio:
“Il produttore deve occuparsi non solo del riciclo dei materiali, ma anche del riutilizzo del bene sul mercato”.
15 agosto 2018: cosa cambia
nella gestione dei RAEE
Il Decreto n. 49/2014, presto in vigore, prevede novità importanti nella gestione dei rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Riclassificazione
delle categorie
di AEE
Open Scope,
istruzioni per l’uso
Dall’iscrizione al registro AEE alle comunicazioni, dalle nuove “famiglie” di prodotti ai beni esclusi: un prezioso vademecum.
Quali i prodotti esclusi
Esempi e approfondimenti in merito a queste categorie di prodotti AEE esclusi dal decreto legislativo n. 49/14 sono contenuti nel documento pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare.
Ambiente, green economy e rifiuti zero nel nuovo
Contratto di Governo
L’accordo politico che ha portato Giuseppe Conte alla guida del Governo prevede anche una parte specifica dedicata all’economia circolare e al contrasto ai reati ambientali.