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Allarme illeciti transfrontalieri nella gestione dei rifiuti

I movimenti transfrontalieri sono venuti a rappresentare uno degli strumenti di elusione dei controlli sul ciclo dei rifiuti e la causa di danni all’ambiente e alla salute dell’uomo.
Ottantadue N°1 marzo 2018

Negli atti allegati al verbale del 30 gennaio 2018 della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, presieduta dall’On. Chiara Braga, si legge, in merito alle spedizioni transfrontaliere: “I movimenti transfrontalieri sono venuti a rappresentare uno degli strumenti di elusione dei controlli sul ciclo dei rifiuti e la causa di danni all’ambiente e alla salute dell’uomo. In tal senso, la Commissione ha condotto un approfondimento sul traffico transfrontaliero di rifiuti: gli elementi raccolti in tale ambito evidenziano le dimensioni - rilevanti e in crescita - del fenomeno della movimentazione transfrontaliera di rifiuti, quale emerge dalle attività di contrasto che, peraltro, sono in grado di intercettare solo una parte del traffico illecito. Si tratta di un vero e proprio fenomeno di dumping ambientale, a opera di soggetti stranieri che agiscono spesso con la correità di intermediari italiani, che porta a eludere le norme italiane sui rifiuti, organizzandone - sia da parte di realtà criminali strutturate, sia da parte di singoli operatori economici di piccola dimensione o addirittura privati - il trasferimento all’estero verso soggetti i quali, ricevuto il rifiuto in Paesi caratterizzati da disciplina più permissiva o privi di capacità di controllo in materia di tutela ambientale, costituiscono la sede dove svolgere attività di estrazione di utilità residua dal rifiuto mediante trattamenti altamente inquinanti e con l’esito finale dell’abbandono incontrollato”. 
Ed ancora, nelle conclusioni: “La funzione pubblica di controllo ambientale e l’attività giudiziaria devono riservare un interesse specifico alla fuoriuscita illecita di materia dal circuito del riciclo, che si manifesta su più fronti e produce un significativo danno ambientale ed un altrettanto significativo danno all’economia, a cui vengono sottratte rilevanti quantità di materia che potrebbe essere riciclata in maniera economicamente vantaggiosa e ambientalmente corretta”.
Cobat e altri consorzi del settore da anni denunciano questa situazione particolarmente penalizzante per l’economia del Paese e per la tutela ambientale.
Le stime che circolano tra gli addetti ai lavori parlano oramai di 700.000 veicoli l’anno che anziché essere demoliti e riciclati in Italia, con un recupero di materie prime seconde rilevantissimo sia in termini economici che occupazionali, vengono invece condotte impunemente oltre le frontiere nazionali come “usato”.
Solo rigidi controlli delle Autorità preposte possono arginare il fenomeno che purtroppo già si conosceva prima della commissione d’inchiesta.

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