Testo di: Corrado Maria Daclon Focal Point Carta della Terra

La Carta della Terra, diciotto anni dopo

Sempre attuale la dichiarazione siglata nel 2000 per una società sostenibile. Quattro i valori cardine: difesa della natura, rispetto dei diritti umani, giustizia economica e cultura della pace.
Il testo finale della Carta della Terra venne approvato nel corso di un incontro presso il quartier generale dell’UNESCO, a Parigi, nel 2000. La Carta, che nasce in occasione della conferenza su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro ed è una dichiarazione di principi etici fondamentali per la costruzione di una società sostenibile, si articola attorno a quattro valori fondamentali: il rispetto della natura, il rispetto dei diritti umani universali, la giustizia economica e la cultura della pace. Se dovessimo racchiudere in una sola parola tutto il senso contenuto da questo documento, paragonato per molti aspetti alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, potremmo usare il termine “azione”: la Carta infatti promuove un comportamento etico, in linea con i principi in essa enunciati.
La Carta della Terra è stata tradotta in oltre 40 lingue e approvata da oltre 2.500 organizzazioni che rappresentano gli interessi di centinaia di milioni di persone. Tra le organizzazioni che hanno aderito alla Carta della Terra ci sono tra gli altri l’UNESCO, l’UICN, il Consiglio Internazionale delle Iniziative Ambientali Locali e la Conferenza dei Sindaci degli Stati Uniti, solo per fare alcuni esempi.
Oggi, a diciotto anni dalla sua approvazione, la Carta è quanto mai attuale. E i suoi effetti si sono visti su molte politiche ed azioni nel campo della sostenibilità e della sensibilità ambientale. Tra queste, anche se meno nota delle convenzioni mondiali sulla biodiversità o di accordi come quello di Kyoto, vi è la Convenzione di Aarhus, che ha una grande importanza perché riguarda l’accesso all’informazione, la partecipazione pubblica alle decisioni e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Con essa l’Unione Europea, recependo principi già stabiliti nelle precedenti occasioni di confronto, ha disposto il diritto della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche in materia ambientale che deve trovare applicazione in occasione delle fasi attraverso cui si articola il processo di decision-making.
I principi enunciati dalla Convenzione di Aarhus possono essere suddivisi in tre pilastri fondamentali: l’accesso all’informazione ambientale, garantita sia mediante un ruolo passivo della pubblica amministrazione, consistente nel rispondere alle richieste dei cittadini, sia mediante un ruolo attivo della pubblica amministrazione, consistente nel raccogliere e divulgare l’informazione ambientale.
Il secondo pilastro della Convenzione di Aarhus è costituito dalla partecipazione del pubblico al decision-making ambientale consentita mediante l’autorizzazione di determinate attività; l’elaborazione di piani, programmi, politiche ambientali; autorizzazioni per il rilascio di OGM nell’ambiente.
Il terzo pilastro della Convenzione è costituito dall’accesso alla giustizia e prevede che nei singoli ordinamenti giudiziari i cittadini possano ricorrere a procedure di revisione amministrativa e giurisdizionale qualora ritengano violati i propri diritti in materia di accesso all’informazione o partecipazione. Le procedure di revisione amministrativa devono essere celeri e gratuite o economiche. 
Ad oggi la Convenzione di Aarhus è stata ratificata dall’Unione Europea e da ben 45 Stati, ed i principi che la compongono sono in molti casi completamente sovrapponibili a quelli che hanno ispirato la Carta della Terra: partecipazione, poteri e diritti dei cittadini in materia di tutela e giustizia ambientale.
La Carta della Terra rappresenta un codice di condotta universale, ispirato ad una visione integrale dell’esistenza umana, che propone un’etica globale senza negare il principio del pluralismo culturale e del rispetto della diversità. Mettendo a confronto i trattati internazionali che si occupano di questa tematica, la Carta della Terra si configura come un contenitore molto ampio che affronta aspetti diversi proponendo un elevato numero di principi che coprono quelli presenti in altri documenti come (oltre alla Convenzione di Aarhus) il Protocollo di Kyoto, l’Agenda 21, il Global Compact, il Millennium Development Goals, il London Principles for Sustainable Finance e il Make Poverty History.
In Italia il Comitato Italiano Carta della Terra, grazie anche al costante sostegno e al supporto di prestigiose organizzazioni come il COBAT, ha in corso da molti anni impegnative campagne nazionali di educazione ambientale ispirate alla Carta e ai suoi principi, che coinvolgono ogni anno migliaia e migliaia di studenti e i loro insegnanti.
L’UNESCO ha affermato che l’inversione delle attuali tendenze verso l’insostenibilità dipende in gran parte da un’educazione di qualità in vari settori come i consumi, l’impiego dell’energia, il riutilizzo dei rifiuti, i trasporti, i media. Durante un incontro tenutosi presso il segretariato della Carta della Terra, l’UNESCO ha individuato proprio nella Carta uno strumento educativo fondamentale.
Da qui l’impegno del Comitato Italiano Carta della Terra per raggiungere in particolare molti giovani, studenti e insegnanti, ai quali trasmettere i principi etici e di sostenibilità ambientale che hanno animato, ed animano, questo innovativo e strategico documento internazionale.

Nel dna del sistema Cobat
la garanzia di un successo
Nel 1988 viene istituito Cobat come Consorzio Obbligatorio per le Batterie esauste per poi trasformarsi, con la liberalizzazione del 2008, in un sistema di raccolta e riciclo multifiliera.
L’impegno dei produttori
è prioritario
Senza l’impegno dei produttori a farsi carico economicamente dei progetti dei loro prodotti, in modo che siano completamente riciclabili, e senza analogo impegno economico per diffondere la cultura del riciclo presso tutti gli operatori sarà estremamente difficile ripetere il successo ottenuto con le batterie esauste.
La responsabilità
del produttore
è l’aspetto chiave
Il direttore operativo di Cobat Claudio De Persio:
“Il produttore deve occuparsi non solo del riciclo dei materiali, ma anche del riutilizzo del bene sul mercato”.
15 agosto 2018: cosa cambia
nella gestione dei RAEE
Il Decreto n. 49/2014, presto in vigore, prevede novità importanti nella gestione dei rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Riclassificazione
delle categorie
di AEE
Open Scope,
istruzioni per l’uso
Dall’iscrizione al registro AEE alle comunicazioni, dalle nuove “famiglie” di prodotti ai beni esclusi: un prezioso vademecum.
Quali i prodotti esclusi
Esempi e approfondimenti in merito a queste categorie di prodotti AEE esclusi dal decreto legislativo n. 49/14 sono contenuti nel documento pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare.
Ambiente, green economy e rifiuti zero nel nuovo
Contratto di Governo
L’accordo politico che ha portato Giuseppe Conte alla guida del Governo prevede anche una parte specifica dedicata all’economia circolare e al contrasto ai reati ambientali.