Nasce il Circular
Economy Network

Tredici grandi aziende e consorzi alleati
della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile
per promuovere economia circolare,
buone pratiche e innovazione di sistema.
Ottantadue n°2 Maggio 2018

A giugno verrà approvato in via definitiva il pacchetto europeo sull’economia circolare e già all’inzio di maggio è nato il Circular Economy Network, l’osservatorio della circolarità in Italia creato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da un gruppo di 13 aziende e associazioni di impresa che vanno dai consorzi di riciclo alle industrie di bioplastiche, dalle acque minerali ai pannolini passando per le multiutility. Obiettivo: promuovere lo sviluppo dell’economia circolare in Italia, elaborando proposte di policy e contribuendo alla diffusione di buone pratiche e all’innovazione di sistema.
Un’attività che poggia su un terreno fertile. L’Italia è già oggi al secondo posto in Europa nell’uso di materia proveniente da scarti: quasi 1 chilo di materia prima ogni 5 chili di materiali consumati viene dai materiali riciclati. Secondo l’indice di circolarità calcolato dalla Commissione Europea, il nostro Paese è a una percentuale del 18,5% contro il 26,7% del primo Paese riciclone, l’Olanda. Siamo più avanti della Francia (17,8%) e del Belgio (16.9%), mentre la Germania, con un tasso di appena il 10.7%, si posiziona al di sotto della media europea (11.4%).
“Il nostro Paese si colloca, per storia imprenditoriale e antica carenza di materie prime, in una posizione di eccellenza in questa vera e propria rivoluzione economica e produttiva che vedrà il nascere di una riprogettazione del design industriale, di nuovi prodotti e servizi, di nuove aziende, assieme ad un ulteriore salto di qualità nel riciclo dei rifiuti” afferma il presidente del Circular Economy Network Edo Ronchi. “Il nuovo pacchetto di direttive europee, la cui approvazione è prevista a giugno, potrebbe permettere all’Italia di raggiungere un indice di circolarità superiore al 30% al 2030”.
Una stima della Ellen Mc Arthur Foundation prevede per l’Europa un risparmio netto annuo fino a 640 miliardi di dollari sul costo di approvvigionamento dei materiali per il sistema manifatturiero europeo dei beni durevoli, pari al 20% circa del costo attualmente sostenuto. L’Italia, che è il secondo Paese manifatturiero del continente dopo la Germania - ma in posizione più avanzata sulla capacità di riutilizzo e riciclo - potrebbe trarre i massimi vantaggi economici dalla rivoluzione della circolarità. Vantaggi che si traducono anche in occupazione aggiuntiva: secondo le stime dell’Enea, una forte spinta verso l’economia circolare può creare fino a 540 mila posti di lavoro entro il 2030.
A costituire il gruppo fondatore e il comitato di coordinamento del Circular Economy Network sono aziende e consorzi che rappresentano un ampio ventaglio dell’imprenditoria italiana: Aitec (Associazione delle Industrie Cementiere), Burgo Group (settore cartario), Cobat (Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo), Co.Ge.Di (distribuzione dei prodotti a marchio Uliveto e Rocchetta), Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), Ecodom (Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici), Ecopneus (la Società consortile per il recupero degli pneumatici fuori uso), Fater (Joint venture tra Procter & Gamble e Gruppo Angelini per la produzione di pannolini da riciclo), Greenrail (Produzione di traverse ferroviarie da gomma e plastica da riciclo), GRT Group (Rigenerazione di plastica non riciclabile in carburante), Gruppo Hera (Multiutility dei servizi ambientali), Montello (Industria del recupero e riciclo), Novamont (Azienda della bioeconomia e delle bioplastiche).
A questo gruppo fondatore si stanno aggiungendo altri consorzi e aziende che parteciperanno all’assemblea del Network.


Le prime iniziative previste dal Circular Economy Network

Settembre 2018
Istituzione di un premio per le start-up più innovative
Novembre 2018
Partecipazione agli Stati generali della Green Economy a Ecomondo 
Febbraio 2019
Realizzazione del primo Rapporto annuale sullo stato dell’economia circolare in Italia 


Nel dna del sistema Cobat
la garanzia di un successo
Nel 1988 viene istituito Cobat come Consorzio Obbligatorio per le Batterie esauste per poi trasformarsi, con la liberalizzazione del 2008, in un sistema di raccolta e riciclo multifiliera.
L’impegno dei produttori
è prioritario
Senza l’impegno dei produttori a farsi carico economicamente dei progetti dei loro prodotti, in modo che siano completamente riciclabili, e senza analogo impegno economico per diffondere la cultura del riciclo presso tutti gli operatori sarà estremamente difficile ripetere il successo ottenuto con le batterie esauste.
La responsabilità
del produttore
è l’aspetto chiave
Il direttore operativo di Cobat Claudio De Persio:
“Il produttore deve occuparsi non solo del riciclo dei materiali, ma anche del riutilizzo del bene sul mercato”.
15 agosto 2018: cosa cambia
nella gestione dei RAEE
Il Decreto n. 49/2014, presto in vigore, prevede novità importanti nella gestione dei rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
Riclassificazione
delle categorie
di AEE
Open Scope,
istruzioni per l’uso
Dall’iscrizione al registro AEE alle comunicazioni, dalle nuove “famiglie” di prodotti ai beni esclusi: un prezioso vademecum.
Quali i prodotti esclusi
Esempi e approfondimenti in merito a queste categorie di prodotti AEE esclusi dal decreto legislativo n. 49/14 sono contenuti nel documento pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, del Territorio e del Mare.
Ambiente, green economy e rifiuti zero nel nuovo
Contratto di Governo
L’accordo politico che ha portato Giuseppe Conte alla guida del Governo prevede anche una parte specifica dedicata all’economia circolare e al contrasto ai reati ambientali.