Testo di: Matteo Filacchione

“I crimini ambientali
rubano il futuro”

Il seminario sulla legge contro gli ecoreati promosso da Cobat e Legambiente ha fatto tappa a Bologna e Bari. Il generale Giove: “Massimo impegno contro questi gravi illeciti”.
Ottantadue n°1 Marzo 2019

«Gli ecoreati rubano il futuro». Nelle parole del generale dei Carabinieri Giuseppe Giove sono ben rappresentati danno, pericolosità e portata dei crimini ambientali. Il generale è intervenuto in occasione del seminario organizzato da Cobat e Legambiente a Bologna per parlare della legge 68 del 2015 contro gli ecoreati. Quella nel capoluogo emiliano è stata la terza tappa del tour “Imprese, ambiente e legalità” che il Consorzio e l’associazione stanno portando avanti a livello italiano per illustrare a imprese, cittadini, professionisti ed enti pubblici, le disposizioni della normativa entrata in vigore quasi quattro anni fa.
Dopo Firenze e Treviso, il corso di formazione ha fatto tappa a Bologna e a Bari. Tutte occasioni importanti per fare il punto sulla lotta ai crimini ambientali insieme ai soggetti impegnati in prima linea per la legalità. La legge 68 del 2015 sta dando risultati importanti. Nell’ultimo anno è quasi raddoppiato il numero dei nuovi delitti contestati dalle forze dell’ordine, che passano da 173 a ben 303. Il delitto più applicato è quello di inquinamento ambientale, con 140 casi. Oltre al focus sui dati, si è parlato della necessità di aiutare l’opinione pubblica a comprendere sempre di più la gravità dei crimini che danneggiano l’ambiente mettendo a rischio il futuro delle nuove generazioni. 
Un corso d’acqua, un terreno, uno spazio verde inquinato oggi, avrà in un domani - neanche troppo lontano - effetti devastanti  sulla salute di chi vive in quel territorio. Per non parlare, in ottica più ampia, di clima e atmosfera. Da qui la necessità di conoscere e promuovere l’applicazione di tutte le normative a difesa dell’ambiente. 
«La recente legge contro gli ecoreati sta funzionando, è stata senza dubbio un grande passo avanti rispetto alla normativa contravvenzionale che in precedenza vedeva in pratica i reati ambientali come reati non predatori - commenta Giuseppe Giove, generale dell’Arma - Invece gli illeciti ambientali sono i primi reati predatori, unitamente ad altri generalmente più diffusi come i furti e le rapine. Il crimine ambientale, però, può rubare perfino il futuro ai nostri discendenti, può peggiorare il presente a tutti noi, ai nostri parenti e amici. Credo quindi che finalmente la legge 68 del 2015 abbia fornito strumenti validi per la tutela delle persone e degli ecosistemi».
Com’è la situazione in merito a questi reati? Sono frequenti e allarmanti oppure no?  «Parlare di allarme non sarebbe corretto - risponde il generale dei Carabinieri - Si tratta però di una situazione che va costantemente monitorata perché dietro ai crimini ambientali spesso si nascondono associazioni a delinquere organizzate, e in questo ambito il profitto che possono trarre è alto. Devo dire che in Emilia Romagna abbiamo monitorato, e forse anche prevenuto, diverse situazioni a rischio, potenzialmente deleterie per il territorio e per la salute di chi ci vive. In quest’ottica preventiva continuiamo a lavorare, di concerto con tutte le Procure territoriali e con la Procura Antimafia di Bologna alla quale ci lega un ottimo rapporto di collaborazione e insieme alla quale stiamo ottenendo risultati significativi».
Durante il convegno di Cobat e Legambiente, al generale dei Carabinieri è stato inoltre chiesto se e come la legge 68 del 2015 possa essere migliorata. «Sì, sicuramente può essere migliorata - afferma Giuseppe Giove - Non è facile spiegare in che modo perché occorre entrare in ambiti molto tecnici». Un aspetto chiave riguarda il nesso di causalità tra l’azione e il danno, non facile da inquadrare nel caso di crimini ambientali. «La gran parte dei reati e dei delitti sono costruiti sull’evento del danno, e non sempre è facile per noi operatori di Polizia giudiziaria dimostrare che il danno è stato provocato da quell’azione specifica. Invece un reato costruito sul concetto di pericolo - precisa il generale Giove -  in cui esiste un divieto preciso o viene considerata la probabilità che l’azione compiuta possa incidere sulla pubblica incolumità, renderebbe a noi più semplice gestire l’indagine e provare il reato. Questo è il nostro problema. Si tratta però di un discorso giuridico sottile che necessita di una valutazione dottrinale e giurisprudenziale molto attenta, in maniera tale che al di sopra di tutto venga messa la salute delle persone e la salvaguardia del territorio».
Tra i relatori intervenuti al convegno sugli ecoreati organizzato presso la sala mediateca del Cubo Unipol a Bologna, anche il magistrato Morena Plazzi, Procuratore Aggiunto della Procura di Bologna. «Mancano le forze e gli strumenti, soprattutto quelli che consentono di effettuare analisi immediate - sottolinea Morena Plazzi - Nell’attività d’indagine possiamo essere costretti a ricorrere a consulenze esterne. Secondo me servirebbe quindi un potenziamento dei mezzi e delle figure a disposizione per realizzare queste indagini e verifiche tecniche in tempi brevi. Proprio la velocità d’azione e i tempi ridotti sono prioritari quando si vanno a colpire quelle realtà aziendali che non rispettano le regole a difesa dell’ambiente».
Giancarlo Morandi, presidente di Cobat, ha invece ripreso il tema relativo alla percezione della gravità degli ecoreati, ancora troppo debole rispetto alla pericolosità dell’illecito. «Chi commette crimini ambientali non ci ruba dei quattrini, ma ci ruba la vita - attacca Morandi - Ruba non a una singola persona, a una famiglia o a un gruppo, ma danneggia l’esistenza di tutti. Chi inquina un territorio provoca danni incalcolabili nella loro gravità, nella loro dimensione. Per cui è disdicevole che ancora oggi non ci sia la stessa condanna sociale che si registra per esempio nei confronti di un ladro che ruba in una gioielleria, verso chi offende invece l’ambiente procurando danni alla vita di tutti. Chi inquina e viola le normative ambientali ruba la vita di centinaia e centinaia di cittadini, di bambini, anziani, delle persone più deboli, di tutti coloro che abitano un territorio».
Andrea Carluccio, Responsabile Area Produttori e Importatori di Cobat, è intervenuto al tavolo dei relatori con un focus sulle filiere dei RAEE e delle batterie esauste, sottolineando la grande attenzione che il Consorzio riserva da sempre a formazione e legalità. «Il lavoro di Cobat è a 360 gradi: è fatto di azione e di selezione di aziende qualificate, alle quali possiamo fare riferimento con fiducia - spiega Carluccio - Ma è fatto anche di un percorso di formazione, di evoluzione, di crescita insieme a queste imprese, per seguire le trasformazioni che le tecnologie e le normative del settore hanno di continuo. Le novità in tema di rispetto della legalità richiedono la massima informazione e il Consorzio è sempre pronto a fare la sua parte».
Prezioso alleato di Cobat nella battaglia per il rispetto della legalità e per la formazione è come sempre Legambiente.
Al convegno di Bologna sono intervenuti, tra gli altri, il presidente nazionale Stefano Ciafani e Antonio Pergolizzi, coordinatore dell’osservatorio sulla legalità dell’associazione, il quale ha ricordato gli importanti risultati raggiunti dopo l’entrata in vigore della legge 68 del 2015.
«La normativa funziona - conferma Ciafani - e sta dando i suoi risultati per reprimere l’illegalità ambientale e il dumping economico messo in campo da quelle aziende che prima dell’entrata in vigore di questa normativa potevano inquinare l’ambiente scaricando sulla collettività i costi aziendali che invece tante imprese serie inserivano già nei loro bilanci. I dati riguardanti l’applicazione della legge 68 per certi versi ci tranquillizzano: penso alla maggiore efficacia che possono avere oggi gli interventi delle forze dell’ordine. Dall’altra parte i dati ci impongono di aumentare l’informazione su tutto quello che è previsto nella normativa. Quindi è fondamentale mettere in campo questa attività di formazione a largo spettro che stiamo portando avanti con Cobat per formare non solo i cittadini, e quello lo facciamo quotidianamente, ma anche per formare le aziende, le imprese private, le società pubbliche e gli enti locali su tutti gli aspetti della normativa. Si tratta - aggiunge il presidente di Legambiente - di una maratona che sta proseguendo con tappe in diverse località d’Italia e che ci soddisfa per la partecipazione e il confronto. Ora l’obiettivo è continuare questo percorso. C’è infatti una grande richiesta di formazione su questa legge, e insieme a Cobat stiamo garantendo un’offerta formativa assolutamente completa».
Dopo Bologna, il quarto incontro sugli ecoreati si è tenuto nel capoluogo pugliese, presso la sala convegni di Confindustria Bari-Bat. Anche qui un ampio spazio è stato dato agli inquirenti e alle forze dell’ordine impegnate nella lotta alle ecomafie e nella difesa delle imprese virtuose. Ai partecipanti, il presidente di Cobat Giancarlo Morandi ha infatti ricordato: «L’illegalità danneggia le aziende che lavorano e credono nello sviluppo sostenibile del Paese. Per questo il nostro Consorzio collabora da sempre con le Istituzioni e gli enti preposti alla prevenzione e al controllo». 
Al convegno ha portato il proprio saluto anche il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il quale ha voluto rendere merito alle aziende presenti - che con la loro attività green dimostrano di voler essere protagoniste del futuro dell’Italia - e ringraziare le forze dell’ordine impegnate sul territorio per la corretta applicazione della legge 68 del 2015.

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