Testo di: Giancarlo Morandi - Presidente Cobat
EDITORIALE

Mille impianti per zero rifiuti

Vi sono degli imprenditori che hanno da tempo capito che produrre nuova materia prima o energia dai rifiuti è non solo importante dal punto di vista ambientale ma anche da quello sociale legato alla creazione di ricchezza per il Paese ed alla creazione di tanti nuovi posti di lavoro.
Ottantadue n°2 Giugno 2019

NIMBY (Not In My Back Yard) non è certo la maggioranza degli italiani che conosce il significato dell’acronimo NIMBY, coniato negli anni Ottanta sulla sponda americana dell’Oceano Atlantico.
Eppure è la maggioranza degli italiani che di fatto ne mette in pratica il significato: tante sono oggi le comunità che pur riconoscendo la validità di un’opera non desiderano che questa venga realizzata nel territorio che le riguarda. Soprattutto nel campo della gestione dei rifiuti la contrarietà ad ospitare qualsiasi progetto che riguardi questo settore della vita sociale è fortissima.
È difficile convincere le comunità locali ad accettare sul proprio territorio qualsiasi tipo di impianto: anche se in Lombardia è ancora vivo il ricordo di quella comunità locale che si opponeva fermamente alla costruzione di un termovalorizzatore ma che fu condotta a cambiare idea da un semplice ragionamento.
L’amministratore regionale di turno in una sala gremita dagli esponenti della comunità locale disse che il problema si poteva risolvere facilmente: ogni famiglia che produceva rifiuti di qualsiasi tipo li avrebbe immagazzinati direttamente nella propria casa: veniva così a cadere il problema sociale. Data la chiara provocazione quasi tutti si convinsero che era necessario un impianto che risolvesse il problema di ognuno di loro.
Comunque in Italia è rimasto estremamente difficile creare strutture industriali che aiutino il riciclo o lo smaltimento di qualsiasi tipo di rifiuto.
Per fortuna vi sono degli imprenditori che hanno da tempo capito che produrre nuova materia prima o energia dai rifiuti è non solo importante dal punto di vista ambientale ma anche da quello sociale legato alla creazione di ricchezza per il Paese ed alla creazione di tanti nuovi posti di lavoro.
Ma creare una struttura industriale non richiede solo un investimento economico e la sua accettabilità territoriale, richiede anche una politica illuminata e lungimirante da parte degli organi dello Stato: senza una cornice legislativa adeguata è impossibile realizzare impianti avanzati che guardino al futuro, senza una puntuale definizione delle norme, senza una intelligente dinamica delle autorizzazioni è impossibile realizzare nel nostro Paese tutti quegli impianti che sono necessari a far sì che i rifiuti scompaiano dai nostri territori.
La ricerca scientifica da una parte, l’imprenditorialità dall’altra sono pronte a far sì che mille impianti annullino la presenta dei rifiuti nel nostro paese: la speranza è che chi ha il compito di indirizzare e guidare l’Italia verso la meta della liberazione dai rifiuti sia altrettanto pronto.




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