Testo di: Gea Nogara

UTLAC, sport e turismo a impatto zero

Nel territorio lecchese si è tenuta l’edizione zero dell’Ultra Trail Lago di Como: segnaletica easy, zero plastica per i contenitori di cibi e bevande e altre mille attenzioni green.
Ottantadue n°5 Dicembre 2019

Può una corsa in montagna essere a impatto zero non solo sulla carta ma nei fatti?
Per chi si avvicina alla complessa macchina organizzativa di una competizione in montagna e le necessità che si sviluppano lungo il tracciato gara, il total green può apparire impossibile. Il percorso deve essere evidenziato con apposite indicazioni, agli atleti si devono assicurare punti di ristoro, bevande e cibo, controlli e assistenza in ogni caso di necessità, i partecipanti devono trovare all’arrivo, se non coincide con il punto di partenza, i propri effetti personali, poi ci sono gli spostamenti dei volontari disseminati lungo il percorso e c’è l’abbigliamento, e il corollario essenziale della visibilità pubblicitaria, e le riprese fotografiche e video, ecc. ...
UTLAC sta per Ultra Trail Lago Como, un percorso montano che da Lecco, dal prossimo anno, porterà gli atleti a percorrere in quota il perimetro del Lago più famoso del mondo. Duecentocinquanta chilometri senza soste, se non le fisiologiche che ogni atleta in autonomia deciderà.
L’edizione zero, voluta per testare la fattibilità total green del percorso si è svolta lo scorso ottobre sul primo segmento di tracciato, trentacinque chilometri tra i più duri, sessantacinque atleti invitati al test tra i quali alcuni nomi illustri. Partenza da Lecco, arrivo ad Esino Lario attraverso le Grigne, montagne severe, di non banale percorrenza.  
Segnaletica easy, niente vernici ad imbrattare per lungo tempo le rocce ma palettini di legno e stoffa, appena visibili e poi subito recuperati dai volontari o vernici biodegradabili, zero plastica per i contenitori di cibi e bevande certificati bio anche nei punti di ristoro in quota, borracce di alluminio, pettorali eco, oculatissimi spostamenti per i volontari e su mezzi a basso impatto ambientale, niente droni né elicotteri a spezzare l’armonia silenziosa della montagna, pulizia dei sentieri, un arrivo in paese senza il caotico inquinamento acustico di ogni traguardo sportivo, premi gastronomici a chilometro zero, valorizzazione del cibo e delle professionalità locali. 
Per pensare quindi ad una Ultra Trail a impatto ambientale zero di duecentocinquanta chilometri ci vuole un gran coraggio e una grande organizzazione che ci creda, e Cobat ha voluto essere al fianco di questi giovani diventando partner di UTLAC 2019 Edizione Zero.
Andrea Gaddi, l’ideatore di UTLAC, dice soddisfatto “buona la prima. Anche se la numero zero ci ha mostrato alcune criticità. Ma le numero zero sono nate apposta per questo. Il tracciato era davvero tecnicamente troppo duro. La UTLAC 2020, prima edizione, eviterà agli atleti i passaggi tecnici con catene e scalette. Sul fronte green tutto invece ha funzionato grazie al lavoro eccellente dei volontari che non si sono risparmiati e alle attenzioni che abbiamo messo in campo nella scelta dei materiali per la gara. Il tracciato di questa numero zero è piaciuto ai più esperti e diverrà quindi una corsa a se stante, tecnica, altamente selettiva, con le stesse caratteristiche green della sorella maggiore, la UTLAC”.
Giancarlo Morandi, presidente Cobat, nell’occasione della gara ha voluto ricordare come eventi di questo tipo siano eccellenti apripista, tra i giovani in particolar modo, per concretizzare i dettami di una cultura rispettosa dell’ambiente che nei fatti il più delle volte fatica a decollare. “Proprio in Valsassina - ricorda ancora Morandi - una decina di anni fa, grazie ad un accordo con la Comunità Montana locale, dotammo tutti i rifugi montani di contenitori per le pile esauste. Azioni di questo tipo, che possono apparire come gocce in un mare, svolgono un ruolo trainante per la riflessione e la formazione civica di ognuno. Ben venga quindi una gara come UTLAC. In territori fragili come quelli montani, l’attenzione al total green è enormemente più faticosa ma immensamente ripagante, anche in termini di sviluppo turistico ecosostenibile la duecentocinquanta chilometri, senza la fretta della performance, potrà essere un’Alta Via di grande appeal per escursionisti italiani e stranieri.” 
Un’altra perla da aggiungere a questo spettacolare angolo di mondo.


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