Testo di: Redazione Cobat

Confronto sull’EPR,
“Niente paura”

A Ecomondo un workshop sulla nuova direttiva rifiuti legata alla responsabilità estesa dei produttori di AEE e pile. “Poche novità, ma un’occasione utile per migliorare il sistema”.
Ottantadue n°5 Dicembre 2019

Come il Pacchetto sull’Economia Circolare impatterà sulla responsabilità estesa dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche e di pile? Quali azioni metteranno in atto questi attori per favorire gli obiettivi di raccolta futuri? Se n’è parlato durante l’incontro promosso dal Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE) e dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) lo scorso novembre a Ecomondo, la manifestazione riminese dedicata al mondo del riciclo, dell’energia rinnovabile e dello sviluppo delle tecnologie green che ha visto anche la partecipazione di APPLiA, ANIE Federazione e Confapi. 
Il workshop “La responsabilità estesa dei produttori” dedicato alla gestione del fine vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche, e delle pile e accumulatori, è stato moderato da Dario De Andrea, coordinatore editoriale di “Ambiente & Sicurezza”, e ha visto l’intervento di Marco Imparato, direttore generale di APPLiA Italia, di Filomena D’Arcangelo, responsabile Area Ambiente e Tecnico normativa di ANIE Federazione, e di Enea Filippini, Coordinatore regionale Area Ambiente Confapi.
Due i temi principali affrontati: da una parte il ruolo dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) e di pile in seguito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di delegazione europea n.117 del 4 ottobre 2019 per il recepimento del cosiddetto Pacchetto sull’Economia Circolare che dovrà essere adottato in Italia entro il 5 luglio 2020; dall’altra gli obiettivi di raccolta europei per i prossimi anni.
Ai partecipanti è stato chiesto di evidenziare le luci e le possibili ombre della nuova direttiva rifiuti in fatto di responsabilità estesa del produttore (EPR: Extended Producer Responsability). Tutti sono stati concordi nel riconoscere che la norma non introduce sostanziali novità, ma costituisce un’occasione per implementare le direttive vigenti, rafforzando ed estendendo il concetto di EPR in una logica di miglioramento gestionale ed economico del sistema. La direttiva, in particolare, individua in maniera puntuale la responsabilità estesa del produttore per quanto riguarda la progettazione eco-compatibile dei prodotti, gli aspetti legati alla gestione del fine vita e quelli economici connessi alla prestazione di tali servizi.
«Sarebbe un errore interpretare la nuova direttiva rifiuti in termini di mero ed esclusivo aggravio di responsabilità per i produttori di AEE e pile e accumulatori, che hanno impostato da più di un decennio sistemi di gestione di tali prodotti a fine vita ispirati ai criteri di EPR, ora estesi in maniera più chiara soprattutto ad altri settori industriali - ha evidenziato Filomena D’Arcangelo - Anche la nuova direttiva rifiuti, che ingloba il principio dell’EPR, nasce con l’obiettivo di rendere più efficienti i sistemi di gestione degli scarti esistenti, dettaglia meglio le responsabilità dei produttori, ma conferma anche gli obblighi in capo a tutti gli operatori di tali filiere. Pertanto, ciò su cui occorre riflettere è come tradurre l’implementazione nazionale del nuovo disposto comunitario in una concreta opportunità di maggiore efficienza per i sistemi coinvolti, nella consapevolezza che si otterranno risultati solo se vi sarà un impegno sinergico e di sistema».
Marco Imparato ha dichiarato che il tema della responsabilità estesa del produttore fa da sempre parte del dna delle aziende di apparecchiature elettriche ed elettroniche, al punto che l’industria del settore fin dal 2005 aveva dato corso all’attuazione del sistema multiconsortile responsabile degli aspetti operativi della gestione dei rifiuti di AEE e del fine vita di pile e batterie. Anche la predisposizione all’innovazione propria dell’industria del settore fa sì che i produttori siano già orientati ad una piena circolarità a partire dall’eco-progettazione. «Basti pensare - ha spiegato il direttore generale dell’associazione di categoria che rappresenta i produttori di apparecchi domestici e professionali - che oggi sul mercato vengono già venduti prodotti che, se trattati correttamente, sono riciclabili per più del 90%».
Enea Filippini ha evidenziato che nel sistema legislativo italiano l’applicazione delle norme europee si focalizza troppo spesso sulle modalità ispettive: «Il legislatore, invece, non si dovrebbe preoccupare di entrare troppo in aspetti tecnici, ma dovrebbe solo dare indicazioni di indirizzo e lasciare alle aziende il compito di fare innovazione e sviluppo economico».
Nell’ambito della responsabilità estesa del produttore, ai partecipanti è stato poi chiesto di spiegare in che termini viene affrontata la promozione del riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Marco Imparato ha spiegato che, soprattutto per quanto riguarda gli elettrodomestici, l’approccio legislativo è ancora incompleto, la normativa vigente presenta inoltre numerose criticità come, per esempio, la mancata o generica indicazione del soggetto che si è occupato di ricondizionare il prodotto, il tipo di interventi effettuati e le caratteristiche delle componenti utilizzate nel processo di ricondizionamento. Il tutto a rischio della sicurezza del consumatore e della trasparenza del mercato. «Per questo motivo - ha affermato il direttore generale - come APPLiA Italia abbiamo chiesto al legislatore, tra le altre cose, di identificare in maniera corretta tutte le operazioni necessarie al ricondizionamento dei prodotti seguendo il principio che chi ricondiziona un apparecchio ne è direttamente responsabile».
Diversa è, invece, la declinazione del tema del riutilizzo e del riciclo per pile e accumulatori: il processo di recupero è fattibile, ma solo e sempre a partire dall’identificazione chiara delle caratteristiche prestazionali assicurate dai prodotti recuperati allo scopo di garantire la sicurezza dei consumatori. In quest’ottica, il responsabile editoriale di Ambiente & Sicurezza ha proposto di ipotizzare una sorta di carta di identità dei prodotti recuperati.
Molto interessati anche i dati illustrati in merito al target di raccolta futuri. Nel 2018 la raccolta di RAEE in Italia ha raggiunto il 42,84% a fronte di un obiettivo del 45%. A partire dal?1° gennaio 2019 l’innalzamento del target europeo al 65% e l’Open Scope, in pratica l’ampliamento della base di immesso, fanno supporre che il gap per conseguire questo risultato diventi più difficile.
La raccolta delle pile portatili nel 2018 ha toccato invece il 43% a fronte di un obiettivo del 45%, nel 2019 il target dovrebbe essere raggiunto, ma anche per questa categoria di prodotti è ipotizzabile un innalzamento sulla base di quanto richiesto dal Pacchetto sull’Economia Circolare.
Cosa pensano di fare i produttori di AEE per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi? Per Filomena D’Arcangelo: «L’industria è consapevole della necessità e urgenza di fare di più, ed è disponibile a investire maggiori risorse finalizzate a favorire un incremento della raccolta nei prossimi anni, ma canalizzando gli investimenti verso azioni di sensibilizzazione e iniziative che portino a risolvere le criticità ben note, che non sono sotto il controllo dei produttori di AEE, ma di fatto penalizzano le performance di entrambi i sistemi». Allineati a questa posizione si sono dimostrati sia il direttore generale di APPLiA Italia sia il Coordinatore Regionale Area Ambiente Confapi, il quale ha sottolineato che il produttore è solo il primo anello di una filiera che in maniera trasversale condivide con lui le responsabilità della raccolta.


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