Testo di: Emanuela Fagioli
Foto di: Emanuela Fagioli - Franco Rigamonti

Anniversari,
la carica dei 300

Grande folla ai piedi del Pizzo del Badile per i 100 anni del rifugio Gianetti e il 150° del CAI
In Valtellina, provincia di Sondrio, in località Bagni di Masino, nell’omonima valle, il cartello segnaletico indica i tempi di percorrenza per il Rifugio Gianetti: si va dalle quattro ore per le famiglie alle due ore e mezza per gli escursionisti molto allenati. Il dislivello di 1400 metri, lo snodarsi del percorso, l’anfiteatro di pareti granitiche che dominano il paesaggio, la storia dell’alpinismo che si respira guardando il Pizzo Badile ed il Cengalo, fanno del rifugio Gianetti un luogo spettacolare e unico nel panorama dei rifugi dell’arco alpino.
Per festeggiare i 100 anni della sua costruzione CAI Milano, con il supporto di Cobat,  ha organizzato in quota una giornata celebrativa.
E dal fondovalle sono arrivati in tanti, tantissimi: vedendo la gente salire in un rosario sgranato di colori tra le chiazze di neve gli organizzatori a metà mattina non avevano parole tanto l’inaspettata affluenza: Ecco, arriva il 100° … siamo a 130… 180… 200° una bella ragazza con un pile tecnico color glicine … e poi ancora una coppia col cane, un ottantenne che mai si sarebbe perso il centenario della Gianetti, due amici… 220°, 256°… dopo il 300° nessuno più li ha contati complice il parroco della valle che nel celebrare la S. Messa ricordava ai presenti con trasporto vissuto i valori che la montagna insegna, il bene prezioso dell’ambiente montano che l’umanità è chiamata a tutelare, se non per sensibilità ambientale per rispetto del Creatore.
Un successo e un riconoscimento anche per l’impegno della famiglia che dal 1913 - siamo alla quarta generazione - gestisce il rifugio: i Fiorelli. Il primo fu Giulio Fiorelli al quale seguì il figlio Giacomo che passò il testimone al figlio Giulio che a sua volta lo passò al figlio Giacomo.
Giacomo Fiorelli, quarta generazione sorride e raccoglie con gli occhi - a nome di tutti i Fiorelli - lo spettacolo di quelle trecento e più persone che si muovono intorno al rifugio, scattano foto ad un Pizzo Badile splendente, guardano quelle storiche esposte, si sdraiano sui massi di granito tra una chiazza di neve e l’altra mentre alcuni membri del coro CAI di Milano nei loro maglioni rossi cantano arie antiche.
“Il modo d’andare in montagna è cambiato - dice Fiorelli - in cent’anni è certamente cambiato anche il rifugio, più confort e senz’altro meno rigidità, ma non è solo questione di ospitalità turistica, la struttura innanzi tutto deve essere un punto certo di riparo e soccorso per chi frequenta queste montagne e può trovarsi in difficoltà. Basta che il cielo viri al brutto e lo splendore del Badile e del Cengalo può trasformarsi in un inferno.” La radio ricetrasmittente e il telefono rimangono sempre attivi. Col passaparola tra rifugisti e guide quasi sempre alla Gianetti si sa quante cordate sono in parete, quante persone stanno percorrendo il tratto di sentiero tra un rifugio e l’altro del Sentiero Roma; a volte i gestori valutano le capacità o criticità dei loro “ospiti” dai tempi di progressione che riescono a cogliere guardando con il binocolo. In caso di emergenza la piazzola per far atterrare l’elicottero del soccorso è sempre sgombra e pronta. Almeno una lampada rimane sempre accesa, gli alpinisti e gli escursionisti lo sanno e la cercano.
Ascoltandolo e guardandomi intorno penso che la Gianetti è come un faro sul limitare di un mare di granito.
Giancarlo Morandi, Presidente di Cobat, ha voluto premiare Giacomo Fiorelli per il suo impegno umano e ambientale: proprio in Gianetti fu difatti consegnato il primo contenitore per la raccolta delle pile esauste nei rifugi della Valmasino. Oltre all’attestato di stima Fiorelli ha ricevuto la targa e la medaglia di Cobat.


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