Testo di: Giancarlo Morandi Presidente Cobat
EDITORIALE

L’ottimismo
della volontà

Grande dibattito sui media nelle scorse settimane sulla situazione attuale del nostro paese e del mondo, dibattito che ha visto opposti quelli che si sono voluti chiamare ottimisti a coloro che invece sono stati definiti pessimisti.
Certo è che se fotografiamo lo stato attuale delle società delle diverse nazioni mondiali e raffrontiamo globalmente come vivono le famiglie oggi rispetto a 100 o 150 anni fa non si può che essere ottimisti. Sia in Europa che nel resto del mondo mai prima d’ora così vasti strati della popolazione hanno avuto accesso a conoscenze, beni, servizi, alimenti in misura adeguata tanto da far aumentare in tutti gli Stati la lunghezza della vita media e a permettere ad ognuno la ricerca della felicità.
Certo questo non vuol dire che non esistano ancora larghi strati di indigenza, di sofferenza e di privazioni, tutte situazioni che impediscono la possibilità di scelte proprie, ma rispetto ad un secolo fa questi sono notevolmente diminuiti in termini percentuali sul totale della popolazione.
Se però per un attimo abbandoniamo la ragione al modo di sentire diffuso nel nostro paese ci sembra che da un momento all’altro si debba essere vittima di qualche catastrofe immanente capace di coinvolgere tutti noi e che comunque si stia vivendo un periodo storico cupo e incapace di assicurare un avvenire sereno.
Sono tante le informazioni a cui noi possiamo accedere oggi ma sono spesso così discordanti tra loro e soprattutto non abbiamo alcuna possibilità di selezionare tra il vero e il falso, tra il documentato e il gridato, tra lo scientifico e l’improvvisazione e così  per tutti noi diventa difficile scegliere se essere tra gli ottimisti e i pessimisti.
Ma una cosa siamo comunque in grado di fare ed è quello di affidarci all’”ottimismo della volontà”.
Il nostro futuro e quello degli ambiti sociali a cui apparteniamo è nelle nostre mani: insieme si deve lavorare per una società sempre migliore: che non vuol dire necessariamente più ricca ma se mai più libera, capace di assicurare a tutti l’uguaglianza dei punti di partenza e di andare in soccorso agli emarginati dai processi economici.
Per quanto ci riguarda, in un periodo dove le imprese misurano con attenta prudenza le loro mosse, il Cobat con l’acquisizione della nuova sede e con le sfide lanciate al mondo della raccolta e del riciclo sta dimostrando quell’ “ottimismo della volontà” che  può contribuire concretamente a rendere la nostra società più libera.













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