Testo di: Geo Nogara

La plastica ha
ancora un futuro?

Un mondo free plastic forse è utopico. Solo in Europa il settore conta 1,5 milioni di occupati e affari per 340 miliardi l’anno. Ma un uso più limitato e consapevole diventa indispensabile.
Ottantadue N°4 ottobre 2018

Domanda volutamente duplice: possiamo ancora parlare di futuro per la plastica o le troppe plastiche toglierano futuro alla terra?
Se ne è discusso nel forum internazionale sull’economia dei rifiuti organizzato da Polieco lo scorso fine settembre a Ischia. Il Forum, giunto alla sua X edizione, ha saputo affrontare anche quest’anno il tema del riciclo non solo dal punto di vista dell’ambiente ma anche e soprattutto da quello dell’economia, dell’industria, nell’ottica della legalità e della sostenibilità.
Il tema rifiuti plastici è di quelli altamente “caldi” e non solo per gli addetti ai lavori: i media hanno capito la gravità del problema e non c’è quotidiano o periodico che nell’ultimo anno almeno non abbia pubblicato foto drammatiche di tartarughe intrappolate nella plastica, isole galleggianti di rifiuti plastici, statistiche apocalittiche. Grazie a queste campagne di sensibilizzazione l’evidenza dell’emergenza plastiche è quindi entrata nella coscienza collettiva di molti: usi e gesti più consapevoli basteranno? Tutto serve e ogni gesto virtuoso pur individuale è necessario ma la criticità dei numeri è da emergenza planetaria e solo un corale impegno legislativo, scientifico e tecnologico potrà dare respiro al nostro pianeta.
Dai dati esposti nel corso del convegno si evince che l’attuale produzione mondiale della plastica supera i 200 milioni di tonnellate annue (10 milioni solo in Italia). Per la sua produzione viene consumato circa il 10% del petrolio estratto. La metà dei prodotti plastici (100 milioni di tonnellate) viene utilizzata una sola volta e il riciclo non arriva nemmeno alla soglia del 4%.
Free plastic? Utopico. Nella sola economia europea il peso del settore plastiche è pari a 1,5 milioni di occupati con un giro d’affari di 340 miliardi l’anno (dato 2015). Un uso più consapevole e sobrio sarà però di rigore.
Si stima che tra 150.000 e 500.000 tonnellate di rifiuti plastici finiscano nei mari e negli oceani, tra le 75.000 e le 300.000 tonnellate di microplastiche nell’ambiente con effetti sulla salute ancora sconosciuti.
La plastica oltre che contaminare il paesaggio per secoli è pericolosa per l’ambiente, in particolare per la fauna marina per vie dirette (soffocamenti, intrappolamenti, ecc) e indirette, quando scomponendosi in micro particelle non digeribili contamina sia l’animale sia tutta la successiva catena alimentare fino ad arrivare all’uomo. 
Ma attenzione, non è solo l’azione meccanica del degrado delle plastiche che produce microparticelle: più che significative fonti di inquinamento in questo senso risultano essere i cosmetici, i dentifrici, i medicinali.
Secondo uno studio di sintesi pubblicato sulla rivista PLOS One, in mare sono presenti 5,25 miliardi di miliardi (cioè un numero con 18 zeri) di frammenti di plastica galleggianti pari a 270 mila tonnellate di peso. Il Mar Mediterraneo non fa eccezioni, anzi, nelle sue acque sono presenti fino a un massimo di 890.000 frammenti per chilometro quadrato. Tuttavia i ricercatori sottolineano che queste stime costituiscono solamente una piccola parte delle quantità di plastica (13 milioni di tonnellate annue) che effettivamente si riversano in mare. Gli abissi oceanici a tutti gli effetti rappresentano quindi la più grande e sconosciuta discarica del pianeta.
L’Unione Europea ha deciso di intervenire in modo netto sulla materia partendo dalla lotta alla plastica monouso, dall’etichettatura dei prodotti privi di alternative sostenibili (di cui deve essere indicata la modalità di smaltimento) e da obiettivi chiari sul riciclaggio (almeno il 90% delle bottiglie di plastica riciclate entro il 2020). Leadership normativa all’Italia che in questi anni ha messo e sta mettendo al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc non biodegradabili e le microplastiche nei cosmetici.
Alcune grandi aziende del settore anticipando la legislazione hanno già modificato i loro prodotti, si studiano in laboratorio soluzioni alternative per prodotti non più legati al petrolio, prodotti con nuovi materiali di provenienza fossile che rispettino le proprietà chimico fisiche delle plastiche ma che sappiano coniugare bioderivabilità, riutilizzabilità, riciclabilità, biodegradabilità e biocompostabilità.
Gli unici paradigmi anche per questo settore produttivo saranno quelli dettati dalla Circular Economy e dalla incessante lotta ai reati ambientali.
Al Forum Polieco si sono approfondite queste tematiche con interventi di notevole spessore a partire da quello di Salvatore Micillo, sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, che in apertura ha voluto esporre dati rassicuranti: «Spegneremo la Terra dei Fuochi» ha detto elencando una serie di numeri che danno il senso dell’azione di Governo in termini di controllo, sanzioni e bonifiche ambientali. «Se nel 2017 nessun dato era pervenuto per le attività controllate e sequestrate, nel 2018 il numero supera di gran lunga il centinaio in entrambi i casi (235 le attività controllate, 144 quelle sequestrate). E la curva continua a salire dinanzi alle sanzioni amministrative arrivate nel 2018 a circa 2 milioni e mezzo di euro», aggiungendo poi: «il trend è decisamente cambiato e  ci spinge a fare ancora di più. Il nostro modello di economia circolare partirà dalla Terra dei Fuochi della Campania, in particolar modo dal territorio di ‘Taverna del Re’, promuovendo un sistema di smaltimento delle ecoballe che dovranno essere aperte e destinate ad un riciclo vero».


ECONOMIA CIRCOLARE, NASCE IL COMITATO DI CONCERTAZIONE OPERATIVA

A Ischia, nel corso del forum, il sottosegretario Salvatore Micillo ha assistito alla firma del protocollo di intesa fra il Polieco ed il consorzio Eurepack per la promozione del riutilizzo dei beni in polietilene e alla costituzione del ‘Comitato di Concertazione Operativa’ tra i consorzi Polieco, Conoe, Cobat e Conou con l’obiettivo di un’economia circolare in accordo con l’indirizzo europeo.


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