Testo di: Matteo Filacchione

ANCO in prima fila per l’economia circolare

Sul Lago Maggiore la convention dell’Associazione Nazionale Concessionari Consorzi. Cresce in modo significativo
la quantità di rifiuti speciali avviati al recupero.
Ottantadue n°4 ottobre 2018

Una convention per parlare di economia circolare e del ruolo dell’importante compito che svolgono i consorzi di recupero nel nostro Paese.
L’incontro si è tenuto a Stresa, sul Lago Maggiore, su iniziativa di A.N.CO., l’Associazione Nazionale Concessionari Consorzi, che raggruppa imprese impegnate nel recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non, fra i quali lubrificanti usati, batterie e pile esauste, oli vegetali e grassi animali, rifiuti elettrici ed elettronici. Un dibattito approfondito e articolato che ha coinvolto i consorzi (presenti Conou, Cobat, Ecopneus, Conoe), esponenti del mondo della rigenerazione (Viscolube, Ramoil, AIR), rappresentanti della Pubblica Amministrazione, della politica italiana ed europea (Ministero dell’Ambiente e Parlamento europeo) e del mondo ambientalista (Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Legambiente). A coordinare i lavori il presidente di A.N.CO., Franco Venanzi.
La convention si è aperta con un focus sui dati relativi al recupero dei rifiuti. «Gli scarti speciali - hanno spiegato i responsabili di A.N.CO. - cioè quelli non urbani, sono quattro volte i rifiuti che provengono dalle famiglie. Ben 9,6 milioni di tonnellate di quelli prodotti nel nostro Paese nel 2017 sono rifiuti speciali “pericolosi” di cui il 65%, secondo i dati Ispra, viene riciclato, e la quantità di quelli avviati a recupero sta crescendo, mentre quella dei rifiuti destinati allo smaltimento sta invece diminuendo». 
Secondo l’A.N.CO., lo scorso anno le aziende associate, definite “i cuscinetti a sfera dell’economia circolare”, hanno stoccato un milione circa di tonnellate di rifiuti pericolosi. In particolare l’80% dell’olio lubrificante usato raccolto nel Paese, il 46% delle batterie al piombo esauste e oltre un quinto degli oli vegetali esausti. L’80% è stato poi avviato al recupero-riciclo, contro un 18-19% affidato invece allo smaltimento. Da rilevare inoltre che gli automezzi che le aziende associate utilizzano per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti sono per il 29% Euro 5 e per il 22% Euro 6, una quota molto superiore alle medie riscontrate in Italia, rispettivamente il 14,4% e il 7,2%: l’attività di salvaguardia dell’ambiente è tale anche nella scelta dei mezzi utilizzati per realizzarla, con un tasso di emissioni nocive in atmosfera decisamente inferiori alla media nazionale. 
Spazio quindi al confronto, anche utilizzando numeri e grafici realizzati da A.N.CO. Young. I consorzi hanno esposto le problematiche che ogni giorno i raccoglitori devono affrontare, le aspettative di norme più snelle e meno onerose, l’auspicio di un dialogo costruttivo e non punitivo a priori con i controllori, il confronto e la condivisione di progetti normativi, l’imprescindibilità del sistema consortile.
Stefano Maullu, membro della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, e Ilde Gaudiello, dirigente del Ministero per l’Ambiente, hanno recepito le istanze e l’importanza della realtà A.N.CO. Il primo ha fatto sapere che porterà a Bruxelles alcune delle problematiche emerse, a partire da quella relativa alla concorrenza dei Paesi extra UE. La dirigente ha invece assicurato che il lavoro del Ministero sarà sempre più improntato sul confronto e sullo snellimento burocratico.
Un elemento ha accomunato un po’ tutti gli interventi: la necessità di svolgere una grande opera di formazione ed educazione per la costruzione dell’economia circolare. Lo ha sottolineato Paolo Tomasi, presidente del Conou, parlando dell’importanza di inserire il mondo industriale nel processo di circular economy con un’attenta opera di informazione.
Giancarlo Morandi, presidente di Cobat, ha ricordato come i primi ad occuparsi di riutilizzo dei materiali siano stati proprio i consorzi, fin da quando non si parlava ancora di economia circolare, ponendo poi l’attenzione sulla responsabilità estesa dei produttori e sulla necessità di garantire una concorrenza leale. Stefano Leoni, della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, ha svolto una disamina delle condizioni per il progresso dell’economia circolare ponendo l’attenzione sul fatto che il mercato, da solo, “non ce la fa”. Nel quadro complesso che si ha di fronte occorre quindi una sinergia costruttiva fra le amministrazioni, i produttori e gli stessi consumatori.
Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ha messo in guardia rispetto al pericolo di smantellare un sistema, quello dei consorzi, fondamentalmente sano ed efficace, senza prima aver ben chiaro come sostituirlo.
Il presidente A.N.CO., Franco Venanzi, ha infine concluso: «Non spetta evidentemente a noi dettare l’agenda politica, però ci interessa che anche la voce di quegli operatori che concretamente fanno “andare la macchina” venga presa in considerazione. Siamo stati ben lieti di poter ascoltare anche la voce dei rappresentanti politici e istituzionali. Di certo possiamo essere soddisfatti del servizio che le nostre aziende prestano al “pubblico interesse” peraltro in condizioni non sempre ottimali.
Il sistema dei Consorzi di filiera ha dato e vuole dare sempre di più un contributo prezioso a favore della circular economy, un contributo che invitiamo tutti a considerare con attenzione e rispetto».


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